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Tomo primo
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patria. Alcuni avanzi degli arabici studj, e le scolastiche co-gnizioni acquistate nelle straniere nazioni non erano sussidjtroppo acconci a promuovere in Ispagna l’amena letteratura.Le traduzioni arabiche de’ greci libri tenevano gli animi me-no solleciti degli originali; e le università frequentate essendopiene delle severe discipline, nè avendo in gran pregio glistudj più lieti, mal potevano istillare il buongusto negli spa-gnuoli, che vi accorrevano. Nondimeno l’intenso ardore, cheper le gravi scienze nudrirono gli spagnuoli, li condusse an-cor ad entrare ne’ fioriti campi delle lettere amene . Imper-ciocché, siccome quelle il soccorso addimandavano delle lin-gue, dell’antichità, e delle altre parti della letteratura; cosìdi cognizioni siffatte procacciavano d’ornarsi quegli uomini va-lorosi, i quali più vi si volevano inoltrare. L’erudito Girola-mo Blanchas dà il titolo d'egregio antiquario a Martino Alpar-tilio, il quale inseparabile compagno dell’antipapa jBenedet-to XIII fioriva fin dal secolo decimoquarto. E nel principiodel seguente che cognizione dell’antichità non mostrò il car-dinale Giovanni Moles Margarit, detto il Gerundese , ne’ die-ci suoi libri di paralipomeni di Spagna? Sebbene, per volerabbracciar troppo più che l’oscurità di que’ tempi non per-metteva , in errori cadette assa'i grossolani. Si fomentava lapoesia e latina e provenzale e castigliana; quella rinovandoLeandro di Murcia, ed altri parecchi, conservandosi la pro-venzale per opera singolarmente di Giacomo Roig, e di Au-sias March, ed accrescendosi la castigliana con ogni sorta dicomponimenti. Nè le dotte lingue, ed altri simili stud] era-no sconosciuti alla Spagna; poiché veggiamo al principio delsecolo decimoquinto il grand’Alfonso Tostato e nel greco enell’ebraico, e nelle sacre e profane antichità versatissimo,comechè tutti i suoi stud] fatti avesse nell’università .di Saia-