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Tomo primo
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no dell’Italia conservò un posto, che richiedeva uomini di benconosciuta erudizione. Le traduzioni delle opere latine, che ingran copia sortirono al tempo di Carlo V, seguitarono a ve-nir fuori anche ne’ posteriori: la biblioteca del Louvre s’ar-ricchiva ogni giorno di nuovi libri, e di grand’ajuto servivaa chi avanzarsi volesse ne’ buoni studj: i fuggitivi greciGiorgio Caritonimo, Giovanni Lascaris, e Tranquillo Andro-nico prendendo ricovero in Francia introdussero le greche mu-se nelle scuole parigine; e cosi la nazione acquistava a ma-no a mano maggiore coltura, e si preparava lentamente pervenire allo splendore del secolo di Luigi XIV.

La Spagna, benché la provincia fosse tra le anzidette l a Spagna deUlpiù lontana dall’Italia, conservava non pertanto con essa piùfamiliare il letterario commercio. Fino da’ primi principj dell’università di Bologna si vide in quella città illustre schiera dichiari spagnuoli, i quali o venuti ad imparare, o chiamati adinsegnare le scienze in quel famoso lice'o, formavano uno stret-to vincolo fra’ letterati di quelle due nazioni. Basta leggere ilcatalogo de’ professori bolognesi del padre Sarti per vederequanto onore facessero a quelle scuole san Raimondo di Pe-gnafort, i due Bernardi di Compostella, Garzia, Pietro, eGiovanni spagnuoli, e parecchi altri egregi dottori, che dal-le cattedre di quella università diffondevano a tutta l’Europale dovizie della spagnuola letteratura. Colla fondazione poidel collegio di san Clemente, eretto a comodo de’ suoi na-zionali dall’immortale Albornoz, prese un piede molto mag-giore quella, diciam cosi, società letteraria. La Spagna, oc-cupata ancora nella debellazione de’ saraceni, e non abba-stanza provveduta di pubbliche scuole , mandava molti de’ suoia studiare in Bologna ed in Parigi, i quali nel loro ritornole cognizioni della Francia e dell’Italia seco portavano alla