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Tomo primo
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con impegno e con ardore prendevansi a coltivare gli studjpoetici, ed ogni sorta d’amena letteratura. A commendazionedi Giovanni II e della sua corte bastar potrà il testimoniodi Pier Candido Decembrio, il quale chiama quel principedottissimo, ed amatore e difensore de’ dotti, e dice, che mol-ti aveva in sua compagnia chiarissimi uomini, e che in eru-diti ragionamenti amava d’intertenersi (a). Lo stesso Decem-brio entrò a parte delle letterarie richieste di quel dotto mo-narca, poiché da lui fu eccitato a scrivere un’opera De sopki-sta , e molto più premurosamente a distendere la vita d’Ome-ro, poeta tanto amato e stimato dal re, che l’assunto forma-va delle sue familiari ed erudite conversazioni. Il re di Na-poli Alfonso d’Aragona , savio e dotto com’egli era, e zelan-tissimo protettore delle lettere, non solo le onorò, e le pro-mosse nell’Italia, ma procurò ancora accrescere loro lo splen-dore nella Spagna sua patria. Le lingue orientali non eranosconosciute agli spagnuoìi; poiché, oltre il Tostato, RodrigoFernandez, ed altri teologi, che nello studio si esercitaronodella greca e deil’ebraica, la grand’opera della poliglotta, acui intervenne, e non come il primo, il medesimo nebrissen-se, non è un’evidente pruova, che prima del suo ritorno dall’Italia erano già coltivati nella Spagna gli studj delle lingueorientali? E il trovarsi in Ispagna un greco Andrea Panna-no facendo copie di greche opere, alcune delle quali si ve-dono mentovate nel sopraccitato Catalogo de 3 greci codici del-la biblioteca di Madrid dell’Yriarte (b) , dà ben ad intendereche non giaceva in quelle contrade lo studio della greca eru-dizione avanti il ritorno del nebrissense. Senza l’ajuto di que-

(a) In Ep. ad Vitam Ho meri apud Bandinium in Laur. plut. lxiiI cod. xxx •

(b) Pag. 128 e segg.