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Tomo sesto & settimo.
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lettori» fa ugualmente non rare volte traviare ne 1 lorogiudizj gli scrittori, che sovente si lasciano trasportare,e lodano e biasimano, innalzano e deprimono, esagera-no e sminuiscono, intendono e spongono secondo cheesige il partito, da cui sono dominati. E questo difet-to, che è assai comune alla maggior parte de’ teologi,si crederà di potersi con particolare ragione imputare ame, che sono stato per varj anni addetto ad un Corporeligioso, a cui professo e conserverò mentre viva figlia-le e tenero attaccamento, e de’ cui scrittori devo in que-sto tomo frequentemente fare menzioni nè dubito pun-to che, come cattolico e come gesuita, passerò presso mol-ti per sospetto di parzialità, e fors’anche di fanatismo.Quanti al leggere citati tanti autori gesuiti non dirannonel loro cuore, che si vede il gesuita che scrive, e nelsentirli lodare m’accuseranno come uomo, che si lasciacondurre dalla passione? Ma io li prego, di qualunquereligione, di qualunque scuola essi sieno, di mettersi nelmio luogo, d’esaminare con qualche diligenza le materieche tratto, e se non si troveranno costretti loro malgra-do a ricorrere agli autori gesuiti, e lodare il Bellarmi-no, il Petavio, il Sirmondo, il Labbè, i bollandisti equasi tutti que’ gesuiti, che sono da me mentovati conqualche lode, abbandonino pure liberamente il mio giu-dizio , e mi traducano come a lor piaccia al tribunale de’sinceri e dotti lettori, e m’accusino altamente di parzia-le fanatico condotto dalla passione. Ma io sfido a talpruova con sicurezza di superarla j e prego intanto a ri-