Band 
Tomo sesto & settimo.
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VIII
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Vili

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flettere, che in alcune materie mi sono piu disteso ne-gli elogj del Morin, del Simon, del le Long e d’altrimembri d’un Oratorio poco favorevole alla società chedegli stessi gesuiti, e che Tros Rutulusve fuat nel Ca-no, nel Natale Alessandro, nel Mamacchi, nel Fabricy,nel Mabillon, nel Martene, nel Ruinart, nel Coustànt,nel Noris, nel Florez, negli agostiniani, ne’ benedetti-ni, ne’ domenicani, ne’ francescani, ne’ tomisti, ne’ sua-risti, dovunque ho trovato il merito nelle scienze ec-clesiastiche ho procurato con animo franco ed ingenuometterlo alla pubblica luce . Colla medesima indifferenzami sono studiato di condurmi co’ protestanti e co’ gian-senisti . Confesso, che al vederli trattare i cattolici e igesuiti con tanto astio e rancore, con sì grossolana in-urbanità ed indecenza, con sì accanita malizia e maligni-tà non m’è costata poca fatica il tenere la penna, e nonpungerli ed insultarli, e lor rinfacciare con ischernevolecompiacenza calcatamente i lor vizj, e rendere insommala pariglia alla loro malevolenza. Pure ho cercato di sof-focare ogni movimento d’avversione e di sdegno, legge-re posatamente le lor opere con animo libero ed impar-ziale , e' giudicare senza passione del loro merito. E in-fatti con quant’ampiezza ed effusione non ho parlato de’dotti scrittori di tutte le sette? E come ho procurato dimettere in buon lume tutt’i pregi di Melancton, di Cal-vino , de’ Socini, d’Arnaldo, di Nicole e di quanti hotrovato che realmente gli avessero, senza scrutinare trop-po sottilmente i loro difetti? Questo contegno mi sarà