Band 
Tomo sesto & settimo.
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ricchissimi d’erudizione delle scritture, dove con veementestile scoprì e conquise la perfidia dell’ariana impietà, e mo-strò in che ad essi s’opponga, e quanto da’ medesimi si di-scosti la cattolica chiesa, sì nella credenza, che ne’ sagra-menti; e un altro lodevole opuscolo compose contro gl’isti-tuti degli ariani, in cui proponendo le loro, parole vi ap-plicava le sue risposte. Noi più non abbiamo tali opere disan Leandro; e l’illuminato zelo e la soda dottrina di quelgran santo sembra, che ci debbano fare riguardare comemolto dolorosa una tale perdita, singolarmente quella dell’ultimo opuscolo, dove unitamente trovavansi e le obbiezioni

. ^degli ariani, e le risposte di san Leandro. Ma riflettendo per

altro verso alla rozzezza di quel tempo, e considerando ladebolezza delle obbiezioni degli ariani africani spianate e di-sciolte quasi un secolo prima da san Fulgenzio ruspense, pos-l. siamo pensare che non vi fosse gran finezza nelle ragioni

degli ariani spagnuoli, e sopportare con minore impazienzala perdita di quelle opere, in cui più sarà spiccato lo zeloe la carità dell’autore che il gusto e l’erudizione, e in cuinon dobbiam credere che gran tesoro si contenesse di ric-chezze teologiche.

Assai più erudito di san Leandro fu il suo fratello, e sue-Sanfisidoro. cessore n^li’arcivescovato sant’Isidoro. Il secolo settimo s’aprìgloriosamente per la Spagna nell’ecclesiastica letteratura, epotè assai costantemente conservare il suo splendore. SanFulgenzio vescovo d’Ecija, fratello de’ santi Leandro ed Isi-doro, Conanzio vescovo di Palenzia, e Massimo di Saragoz-za facevano onore alla cultura spagnuola in quell’età. Masi levava gloriosamente sopra tutti gli altri quegli, che so-lo valeva per molti, il rinomatissimo Isidoro, il dottoreegregio, e novissimo ornamento della chiesa cattolica, come

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