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poch’anni dopo la sua morte lo chiamò il concilio ottavo diToledo, quel Varrone spagnuolo, formato in ogni genere d’o-razione da piacere a’ dotti ed agl’indotti, che sembrava, do-po tante scosse della chiesa spagnuola, mandato da Dio co-me suo fermo sostegno, come lo predicava san Braulio diSaragozza (a), quel santo ed erudito scrittore, lodato nonsolo da sant’Ildefonso, da Graziano e da altri antichi di tem-pi incolti, ma altresì dal Volterrano, dal Resende, dalloScaligero, e da altri critici e dotti moderni, e riguardatocome un portento d’erudizione in quel tempo. Che bell’ideaci presenta il dotto e giudizioso Burriel dell’utilità, che dal-le opere di sant’Isidoro possono ricavare gli studj, sì ecclesia-stici, che civili (t>) ! La scienza biblica e la liturgica, la giu-risprudenza canonica e la civile, la storia ecclesiastici e lapolitica, ed ogni sorta d’erudizione sacra e profana, storica emitologica, letteraria e scientifica ricevono non pochi lumidalle opere d’Isidoro: le sole Etimologie 3 ossia l’opera degliOrìgini , è una ricca enciclopedia, la più copiosa e più dot-ta che potesse vantare l’antichità, e quale certamente da nes-suno poteva aspettarsi in que’ secoli. Ma questo sì diligentee laborioso scrittore , mentre a tante e sì diverse materie ri-volgeva i suoi studj , che ci ha lasciato che possa essere digran vantaggio alla teologia? Scrisse due libri contro gli e-brei, pieni bensì di testimonj della scrittura per provare la ve-rità della religione cristiana ; ma come scritti più per secon-dare le religiose brame di sua sorella santa Fiorentina, chead eccitamento del proprio zelo per rispingere ebraici attac-chi contro la fede cristiana, così non abbastanza animati
(a) In praenot. ad Ethym. sive Isidorì elog.
(b) Carta a D. Pedro de Castro, pubblicata nella Biblioteca Espanola d ^Giuseppe Rodriguez de Castro tom. il, pag. 30Ì, seg.
Tomo VI.
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