Band 
Tomo sesto & settimo.
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nè la forza delle sue truppe, che doverono soccombere alfurore de’ monaci eutichiani. Nè ebbe miglior sorte l’impe-radore Leone, il quale pensò a questo fine di convocare unnuovo concilio : ma come i cattolici ne mostrarono ripugnali'za, e lo credevano affatto inutile, e contrario alla dignità delcalcedonense, non giunse a radunarlo, e i tumulti degli eu-tichiani infierirono ognora più. Credè finalmente l’imperado-Enoiicote Zenone col famoso suo Enotico , suggeritogli dal patriarcadorè Zeno- Acacio, di poter conciliare tutti gli animi, ed ottenere labramata unione. Proponeva egli in quest’editto di non ab-bracciare altro simbolo che il niceno, confermato ne’ con-cilj costantinopolitano ed efesino ; approvava i dodici capito-li di san Cirillo; anatematizzava Nestorio ed Eutiche; tace-va su Dioscoro per non offendere gli alessandrini; non men-tovava il concilio calcedonense, nè la definizione di fede inesso stabilita, nè la lettera di san Leone a Flaviano; anzicondannava quel concilio e qualunque altro , qualor si tro-vasse contrario alla fede esposta in quest’editto, sebbene inrealtà altra fede in esso non esponesse che quella del cal-cedonense, cioè d’una persona divina in Cristo, e di due na-ture, divina ed umana, e questa reale e vera, non apparen-te e fantastica. Pensava così Zenone, che col proporre lacredenza cattolica, e coll’abbracciare i capitoli di san Ciril-lo, e coll’anatematizzare Nestorio ed Eutiche si dovesserocontentare i cattolici, e che per altra parte dispensando daiformale anatema a Dioscoro, e dall’espressa accettazione delt concilio calcedonense e della lettera di san Leone, dovesse-ro acquietarsi gli eutichiani. Ma l ’Enotico di Zenone produs-se l’effetto, che hanno sempre avuti i temperamenti e i ti-midi consiglj in materia di religione ; nè i cattolici, nè glieretici restarono contenti, e in vece di terminarsi le divisio-