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Le dispute e le questioni teologiche s’agitavano con mag- Stato del-gior ardore, e con più fina erudizione nell’oriente; ma an- nell* orien-che quelle non versavano su nuove eresie, ma su le conse-guenze soltanto delle già dibattute e conquise. Il conciliocalcedonense aveva già decise le controversie su le due na-ture di Gesù Cristo, aveva anche al tempo stesso conferma-ta la decisione del l’efesino su l’unica persona di Gesù Cri-sto , ed anatematizzato ugualmente Nestorio ed Eutiche, econdannate e abolite le due eresie, sì l’eutichiana, che la ne-storiana. Ma non per questo s’acquietarono nè i nestoriani, Sette diver-
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nè gli eutichiani, e formavansi continuamente nuovi partiti.
I cattolici, gelosi di sostenere l’autorità e il decoro del con-cilio, non volevano soffrire innovazione alcuna, ma che sistesse precisamente alle decisioni lasciateci da quell’augustaassemblea, e venivano perciò chiamati smoditi , i quali ac-cordandosi in questo colla volontà degl’imperadori, si dice-vano anche melchiti , o realisti. V’erano però contrarj al det-to concilio non solo i dichiarati eutichiani, ma parecchj al-tri , che in apparenza solo mostravansi antinestoriani, mentreerano di cuore veramente eutichiani, e tutti venivano chia-mati generalmente andsinoditi , ed ebbero anche il nome digiacobiti da un certo Giacomo siro, che ne fece un grossopartito. I più fieri avversarj del concilio furono i monacialessandrini, portati dall’affezione al loro vescovo Dioscoro,e i monaci della Palestina eccitati da un certo monaco Teo-dosio estremamente divoto del suo archimandrita, ed anima-ti da Eudossia vedova dell’imperatore Teodosio, che vivevaallora in Gerusalemme. Non bastarono ad acquietare le tur-bolenze, che movevano que’ monaci, nè le placide e mode-rate lettere di Marciano e di sua moglie Pulcheria, nè i ri-gorosi ordini dell’imperadore, nè l’autorità de’ suoi ministri,