Band 
Tomo sesto & settimo.
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vediamo di quali sottigliezze si pascessero i teologi greci delsesto secolo, e quanta forza avessero i soli nomi per ispira-re pervicacia ed animosità, come pur troppo con dolorosesperienze lo vediamo anche presentemente. Non porremmomai fine a questo Capo, se volessimo parlare di tutte le set-te , che allor si formarono, e che giunsero ad ottenere qual-che nome. Queste pero come ramoscelli dell’eutichianismoeccitavano dissensioni fra i partigiani di quell’eresia, e fra diloro si dibattevano; non producevano particolare disordinenell’altre scuole, nè recavano inquietudine alla chiesa uni-versale. Un’altra questione mossa da’ teopaschitì , ch’erano Teopaschiti.realmente eutichiani, o fautori dell’eutichianismo, benché vo-lessero comparire cattolici, fece maggiore strepito, e portò aconseguenze più serie. Gli eutichiani, per più discostarsi da’nestoriani, e per mostrare l’insufficienza, e deprimere l’auto-rità del concilio calcedonense, cominciarono a proclamareuna proposizione teologica, vera in sè stessa, ma equivoca epericolosa nelle circostanze di quelle sette. Pietro Fullone, Pietro Fui*intruso patriarca antiocheno, volle alle ricevute invocazionidel trisagio Sanctus Deus, sanctus fortis, sanctus immortalisunirne anche un’altra, qui crucìfixus es prò no bis . L’impera-dore Anastasio radunò un conciliabolo, dove vennero ana-tematizzati que’ che non confessassero, che uno della Tri-nità fosse morto. Quest’espressione, direttamente contraria a’nestoriani, i quali ammettendo in Cristo due persone, nonpotevano dire della divina che avesse patito, ciò ch’era soloproprio dell’umana, favoriva al contrario in qualche modoagli eutichiani, che non volevano in Cristo che una perso-na, ed anche una sola natura, ed essa pure divina, onde do-vesse dirsi, che chi patì e morì non fu un uomo, ma unDio, ed uno della Trinità. E perciò il papa Felice terzo, e