Band 
Tomo sesto & settimo.
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Ormisda.

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il papa Ormisda, e non fosse caduto in qualch’espressionetendente all’eutichianismo, avrebbe lasciato buon nome nel-la teologia: or, come dice di lui il Bellarmino (et), combat-te egregiamente i pelagiani; ma impugna in modo i nesto-riani, che sembra declinare agli eutichiani. La questione nonera solamente di parole, se doveva dirsi, che è morto uno ,ovvero una persona della Trinità , sebbene gli sciti volevanoche si dicesse uno , non una persona ; la questione era, seCristo, quella persona divina con due nature, divina ed uma-na, sia uno, o una persona come voglia dirsi della Trinità,ovvero un’altra persona differente da quelle tre. Alcuni cat-tolici temevano di cadere con quest’espressione negli errori odegli ariani, o degli apollinaristi e degli eutichiani, e ricu-savano d’abbracciarla : gli sciti al contrario accusavano dinestorianismo chi volesse opporsi a tale dottrina. Il papa Or-misda, e prima di lui i suoi legati in Costantinopoli eranostati più cauti nella censura, nè mai tacciarono di eretici ipromotori di quella proposizione, e solo li riprendevano dinovatori e di contenziosi, nè contrastavano la verità, ma so-lo la necessità di tali espressioni; sebbene tant’insistenza, e sìtemeraria pervicacia de’ monaci sciti li rendeva sospetti dimaliziose intenzioni, e metteva in allarme i buoni cattolici.A qual fine tant’impegno per una proposizione, la quale odèe prendersi in un senso , che sia già compresa nella deci-sione del concilio calcedonense, o non è che falsa ed ereti-cale? Potevasi stare alla dottrina fissata già nel concilio, sen-za bisogno d’armare contese per nuove espressioni. E per ciòil papa Ormisda non solo si negò alle premure de’ monacisciti, ed alle replicate istanze di Giustiniano; non solo scris-

(a) De Script, eccl.