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gò il vero stato di quella questione, e fece anche l’àpologìàde’ monaci sciti e de’ papi romani (a). Diremo nondimeno,che essendosi intanto sparsa la fama di quella disputa, nevennero fuori parecchj scritti. Il celebre Dionisio esiguo tra-ducendo in latino ad istanza di Feliciano Pastore la letteradi san Proclo, su cui fondavano i novatori la loro proposi-zione, prese nella prefazione la difesa di questa, e come sci-ta cercò d’ajutare i monaci suoi nazionali. v Al contrario uncerto Trifolio prete, consultato da Fausto senatore romano,scrisse una lunga lettera, dove otto, o più argomenti diste-se contro la detta proposizione. Al tempo stesso avendo glisciti mandato all’esame degli africani la nota proposizione, edue altre ad essa coerenti, e derivate dalla stessa dottrina,e tutto ciò che si legge negli otto capitoli del loro opusco-lo, scrisse san Fulgenzio a nome suo e degli altri vescovi,che vi si vedono sottoscritti, l’erudito libro, che ancor ab-biamo (è), in cui approva la loro dottrina; ma invece d’u-sare dell’espressione unus ex Trinitate , dice una ex Trìnìtatepersona , che meglio spiega il vero senso cattolico, senza espor-si all’eutichiano, che si dava all’altre parole ; e così parlaanche in altri suoi scritti. Il dotto diacono Ferrando, con-sultato da Anatolio e da Severo avvocato, spiega ed appro-va la nota espressione (c) . Più caldamente prende la difesadella medesima Facondo ermianense (d) ; e così varj altriafricani abbracciarono senza difficoltà la contrastata proposi-zione. Ma sopra tutti lo scita Gioanni Massenzio, come que-gli che più interesse aveva nella causa da lui promossa, piùspesse volte, e con maggior calore trattò quest’argomento, ese non si fosse avanzato con troppo dure espressioni contro
Dionisi*esiguo •
Trifolio.
San Fulgen-'zio.
Facondo er-mianense .
(a) Apoi Monach. Scythiae. (b) De Incarnat, et Grat. J. Chris ti .
(c) Ep. ai Anat. diac. Ep. ai Sev> Scholast. (cl) Pro def. trium Capit. lib. I.
Tomo VI. x