Band 
Tomo sesto & settimo.
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Scrittoricontro ladetta ere-sia .

19 S

ed or negavano potersi fare alcuna immagine, or permette-vano bensì le immagini, ma non potevano soffrire che si te-nessero in riverenza; or accordavano culto a 1 santi, non al-le immagini; or solo a Cristo ed alla santissima sua Madre,ma non a’ santi; or a Cristo soltanto, non alla Madre; ornon solo alle immagini supponevano, ma ad ogni invoca-zione della Madonna e de’ santi, e generalmente poteva dir-si, che tutti gl’iconoclasti non erano meno agiomachi cheiconomachi. Il capo di quest’eresia si può dire Leone Isauri-co, e questi però fu il primo imperadore eresiarca, mentre iCostanzj, i Valenti e gli altri simili imperatori furono bensìseguaci e fautori, ed anche propagatori di qualche eresia;ma vero eresiarca, capo ed autore d’una nuova eresia nonv’è stato alcun imperadore fino all’ignorante Leone, principee maestro degl’iconoclasti. Teofilo vescovo di Natòlia servìtosto ben volentieri d’ajutante a Leone, e fu il predicatoredell’errore del suo principe; e molt’altri vescovi parimente,come pur troppo suole accadere, corsero a secondare le ir-religiose mire dell’empio e stolto sovrano ; ma non giunseromai i vescovi, nè altri ecclesiastici al tristo onore di domi-nare in quella setta. Costantino Copronimo ed altri impera-dori seguitarono a farsene capi; e i vescovi adulatori rima-sero sempre nella bassa classe di servitori e di vili stromen-ti, e, come ben se lo meritavano, più spesso ne riportaronomortificazione che onore. Restò pertanto sempre l’eresia de-gl’iconoclasti un affare politico, e in qualche modo militarepiù che teologico e letterario; più propagata con editti im-periali che con teologici scritti, e più promossa da cortigia-ni e da generali che da letterati e teologi. Ciò non per-tanto giovò non poco a maggiore rischiarimento d’un puntoimportante della teologia; e noi ad essa dobbiamo il poter