Band 
Tomo sesto & settimo.
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versione di Felice seguitò Elipando a sostenere l’errore, scris-se Alcuino altri quattro libri contro Elipando, e fu il verodistruttore e trionfatore di quell’eresia. Era Alcuino il piùgrand’uomo del suo tempo, uomo in tutto dottissimo secon-do Eginardo (a ), esercitato in tutta l’ampiezza delle scrittu-re sopra tutti i moderni, al dire del monaco di san Gal-lo (ò ), e ricolmato de’ maggiori elogj dagli scrittori di quell’età. E veramente i suoi scritti contro Felice e contro Eli-pando mostrano assai più precisione e forza, maggiore pos-sesso delle scritture e de’ padri, e più copiosa e spontaneaerudizione che tutti gli scritti, che su quest’argomento sipubblicarono ; e sebbene questo fu il teatro dove più glorio-samente si distinse, diede anche altri scritti su la processionedello Spirito Santo, e su la santissima Trinità, che provava-no sempre più l’estensione del teologico suo sapere. Ma adire il vero lo stesso Alcuino, che combattendo contro Feli-ce e contro Elipando adoperò armi sode e pungenti, e invera guerra, e non finta, mirò direttamente a ferir l’avversa-rio e difendere la sua causa, negli altri trattati, dove nonavendo avversario da combattere, lasciò però più libero ilcorso al suo genio teologico, s’abbandonò anch’egli a vanespeculazioni, e nel trattato Della fede della Trinità si perde inquestioni d’accidenti, di sostanze, di quantità, di qualità, e dilogicali predicamenti, e vi mostrò poco nerbo e vigore teologico .

Come Alcuino era maestro di Carlo magno, e destinatodallo zelo di quel grande imperatore a far risorgere ne’ va-sti suoi stati tutti gli studj, sembrava doversene sperare unbello ed utile rifiorimento $ ma poco fu il frutto delle reli-giose e letterarie premure di que’ due uomini, sì capaci di

(a) In Vita Caroli.

(b) De gestis Car. magni iib. I.

Ristorameli*to degli stu-dj ecclesia-stici .