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steso un giusto elogio dell’ingegno e delle opere di san Tom-maso, vi trova da riformare il soverchio uso delle citazionid’Aristotele e de’ suoi comentatori, e delle ragioni e pruo-ve meramente filosofiche, e vi desidera maggior uso dellascrittura, de’ concilj, e de’ padri, migliore erudizione, eduna critica nell’uso di essa più illuminata, uno stile più col-to , un metodo più spedito, e maggior parsimonia nel riferi-re ed espugnare tutti i dubbj, che si poteano muovere con-tro le sue conclusioni e potrebbe in oltre desiderarsi divedere recise nell’opere dì san Tommaso molte questioni, chepossono bensì aver qualche lontana relazione co’ punti teo-logici, che vuole trattare, ma che troppo trattengono il corso,e snervano la forza della vera e soda sua dottrina. Di tuttiquesti difetti, quali che vogliano riputarsi, scuserò sincera-mente il santo dottore, e n’accagionerò l’uso e le circostanzedì que’ tempi, e la smodata voglia de’ professori e deglistudenti d’aver questioni sopra questioni, in cui poter eserci-tare il loro ingegno, e di supplire alla mancanza de’ libri,su cui studiare la teologia, colle sottigliezze delle loro dis-quisizioni 5 e osserveremo, che ad ogni modo anche in quellequestioni forse soverchie spicca sempre mirabilmente l’ingegnodel santo in saperne vedere le relazioni co’ punti teologicida discutere, e in ritrovarne le contrarie obbiezioni, e le con-venienti risposte ^ e reca maraviglia il suo giudizio nel tener-si sempre lontano dalle opinioni temerarie, e nel decideresempre ogni questione con tanta aggiustatezza e verità. Anzinella qualità stessa delle stranie questioni, se le metteremo inconfronto con quelle mosse prima di lui da Alberto, e da al-tri scolastici, e molto più con tant’altre, che posteriormente
(a) Rifless. sopra il buongusto part. il, cap. x.