Band 
Tomo sesto & settimo.
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corso teologico, dove s’impara forse più di vera e soda teo-logia, che in quasi tutti i libri scolastici, che allor correva-no con grand’applauso. Gli scolastici con tante questioni, contante distinzioni, e tante parole entravano più addentro nel-le materie, le riguardavano in più aspetti, e le compren-devano più pienamente, ma spesso però le facevano perderdi vista, e con tanto rischiarare i soggetti accessorj lasciava-no in qualche oscurità il ptincipale. Bonaventura corre dirit-tamente al suo assunto, e da’ primi princìpi della veracitàdelle scritture, dell’esistenza e delle perfezioni di Dio, di-scendendo agli altri dogmi della cattolica fede , dice quantobasta per illuminare un divoto teologo5 e se non vuole pe-netrare molto addentro nelle speculazioni de’ sacri misterj,insegna nondimeno con molta dottrina tutte le utili verità,che in essi racchiudonsi, e co’ suoi brevi capitoli istruisceforse meglio il lettore di quanto può sapersi utilmente ne’punti veramente teologici, che gli altri co’ grossi volumi diromorose questioni, e di sterili sottigliezze. Ma per quantogrande fosse il suo merito nell’illustrazione della teologia,non era quello il gusto del secolo, nè si cercava tanto d’ot-tenere quella semplice cognizione de’ misterj della fede, cheerudisce l’intelletto, e ci unisce con Dio, quanto di distrarrela mente con istraniere dottrine, con dialettiche e fisiche di-squisizioni, colle precisioni, colle priorità, posteriorità, ed altripunti, che si dibattevano nelle scuole; e perciò san Bonaven-tura, come riflette il sopraccitato Gerson, è rimasto abban-donato dagli scolastici „ pur troppo comunemente poco divo-„ ti, tuttoché la sua dottrina sia la più sublime e divina, la„ più salubre e soave a’ veri teologi „. Vediamo infatti, chenessun teologo seguì lo stile di questo santo dottore; ma tut-ti s’attennero allo scolastico, e seguitarono a scrivere questio-Tomo VI. I l

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