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Raimondo
Martin.
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gì di que’ tempi. Sarebbe lunga, ed inutil fatica il voler te-ner dietro a’ dottori scolastici, che con più o meno gridoscrissero questioni quotiibetiche, fecero conienti al maestrodelle sentenze, a san Tommaso, e anche a Scoto, lasciaronosomme teologiche, e s’occuparono in sottigliezze scolastiche:noi rimettiamo i lettori a’ bibliografi Oudin, Cave, Biade-rò, ed altri, e ci contentiamo d’avere data una qualche ideadell’origine, e de’ progressi della scolastica teologia, dellaquale dovremo qua e là talvolta di nuovo discorrere. Inmezzo a questi teologi due spagnuoli si sono distinti con ope-re interessanti senza mischiarsi in questioni scolastiche.
Raimondo Martin, verso la fine del secolo decimoterzomosso dallo zelo di convertire gli ebrei e i maomettani, stu-diò le lingue orientali, s’informò delle dottrine degli uni edegli altri, cercò le ragioni da convincerli, e scrisse la rino-mata opera intitolata Pugnale della fede di cui molto hanno’profittato gli scrittori posteriori, che hanno voluto istruire, econvincere quelle genti. Niccolò Antonio nel dare una lun-ga notizia di quest’opera e dell’autore, ci fa sapere le religio-se premure de’ re d’Arragona e di Castiglia, e di san Rai-mondo di Penafort di fare istruire nella lingua e nelle dot-trine degli arabi venti domenicani, per attendere alla conver-sione de’ sarraceni, e d’applicarne molt’altri allo studio dell’ebraica, per correggere con illuminata critica i libri scritturalialterati maliziosamente dagli ebrei (a); ciò che pruova, chein questa parte si coltivava la teologia con più opportunimezzi che ne’ trattati scolastici, per ottenere il suo intento.Alvaro Pe- Ciò videsi parimente al principio del seguente secolo in Al-laS °’ varo Pelagio, il quale nella famosa sua opera Del pianto del «
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