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Tomo sesto & settimo.
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tutti per sostenere il proprio partito, ed abbattere il contra-rio, e per uscire vittoriosi dal campo. Egli è vero, che dàpena alle volte il vedere in dotti e grand’uomini tanta osti-nazione, e talor mala fede in ischivare la difficoltà, e vol-gerla maliziosamente in altro aspetto 5 ma non può che am-mirarsi con diletto l’ingegno, che sa trovare sì sottili ripie-ghi. Non è egli un portento a que’ tempi la sceltezza dell’erudizione, l’avvedutezza della critica, e la forza della logi-ca del cardinale Giuliano Cesarmi? Erasi egli mostrato nelconcilio di Basilea, e in altre commissioni accorto politico,ed esemplare ecclesiastico: il trascorso stesso, se tale purepoteva dirsi, di troppa libertà, con cui aveva scritto de’ rim-proveri al papa per sostenere il concilio, veniva più da zeloreligioso che da temeraria caparbietà ; ma nel concilio fioren-tino si mostrò altresì profondo teologo, ed adoperò un ra-ziocinio sì pressante, ed una sì giusta sposizione de’ passi de’concilj e de’ santi padri, che fecero stupire gli stessi greci ,e rialzarono la causa de’ latini, che non aveva potuto faregran passi nelle mani d’Andrea di Rodi, e di qualch’altro.Non mostrò meno ingegno ed erudizione l’altro teologo de’latini Giovanni di Montenero, provinciale de’ predicatori del-la Lombardia; e il confronto de’ discorsi di questo con que’del vescovo di Forlì può mostrarci lo stato della teologiapresso i latini, che mentre nel vescovo di Forlì troppo an-cor conservava dello scolasticismo in argomenti troppo dia-lettici , in esposizioni un po’ sforzate, e in pruove meramen-te filosofiche, e non sempre assai concludenti, nel provincia-le de’ predicatori spiegava una copia e sceltezza de’ passi de’concilj e de’ padri, ed una finezza e forza di raziocinio, chemolto contribuì a trarre la vittoria al partito de’ latini, e afar abbracciare dagli stessi greci la combattuta verità.

Tomo VI. p p

CardinaleCesarmi.

Giovanni diMonteiiero.