296
Petavio, niente può scriversi più dotto, e più sottile (a).Questo spirito teologico durò ancor ugualmente nel seguen-te secolo, al principio del quale fiorì Isidoro tessalonicense,e poi Simeone suo successore versato in varj rami d’ecclesia-stica erudizione, che a’ riti e misterj della chiesa greca, a’sagramenti, al simbolo della fede, ed a tutta la teologia re-cò nuovi lumi, e che, se non fosse traviato ne’ dogmi fozia-ni, come dice Niccolò Comneno, sarebbe stato un teologoa nessuno de’ moderni inferiore (b). Ma più luminosamenteuntino 0fie ’ spiccò nel concilio fiorentino la greca teologia. La gran que-stione della processione dello Spirito santo, che teneva pertanti secoli divise le due chiese greca e latina, il primato delpapa, che non solo dagli scismatici foziani, ma da tutti glieretici è stato sempre contrastato, la composizione del paneeucaristico, azimo o fermentato, il purgatorio, e l’utilità de’suffragj pe’ morti erano i punti, che dovevano decidersi inquel concilio. Quale impegno pe’ teologi dover discutere sìardue materie alla presenza di sì augusto congresso! Vera-mente ancor prescindendo dal-rispetto dovuto alle decisionidel concilio ecumenico su’ punti di fede, e considerando quel-le conferenze soltanto come accademici trattenimenti, è unbel piacere assistere a tali lizze d’ingegno e d’erudizione, eveder quell’acume nel propor le ragioni, e nel mettere l’av-versario alle strette, quella finezza nel trovar le risposte, onel cercare i sutterfugj, quella pienezza d’erudizione negliuni per trovare ne’ concilj e ne’ padri testimonj opportuni,‘e negli altri per darne ragionevoli e fondate, non vaghe edarbitrarie interpretazioni, e per produrre altri testimonj inapparenza contrarj, e insomma quella bravura e destrezza in
(a) Tkeol. dogm. lìb, vai, De Trin. c. I. (b) V. Fabr. Bibl. gr . voi. x.