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me di Gennadio, o di Giorgio Scolano si leggono contro imedesimi (a). Il Renaudot non sa indursi a riconoscere dueGiorgi Scoiarj cambiati amendue in Gennadj, amenaue mo-naci , amendue in qualche commercio epistolare con Marcoefesio, amendue dotti scrittori, benché digerenti nella dot-trina de’ loro scritti, e vuole, che uno soltanto debba cre-dersi Giorgio Scolano, che laico ancora, e giudice secolareportatosi coll’imperadore al concilio, scrisse a favor dell’umo-ne j ma cambiato poi d’opinione fu sempre amicissimo di Mar-co efesio, e nimico de’ latini, e diventato monaco, quindiscelto a patriarca, e poi ritornato alia vita monastica si mo-strò sempre attaccatissimo al greco partito, che sostenne finoalla morte. Lascio ad altri più versati nella lettura delle ope-re di Gennadio, e nella greca erudizione di que’ tempi ildecidere se uno soltanto col Renaudot, ovver due coll’Alla-zio debbano dirsi i Giorgi Scoiarj, di cui abbiamo opere disentimenti tanto diversi 5 io certo ne’ passi dall’uno e dall’al-tro addotti non trovo che ragioni d’incertezza e d’esitazione,nè so risolvermi senz’ulteriori fondamenti ad abbracciare de-cisamente un partito. Ma ciò che può dirsi con sicurezza è,che Gennadio patriarca di Costantinopoli fu un dotto scrit-tore, autore di molti scritti degni della stima de’ teologi. Seegli, come vuole PAUazio, è diverso da quel Gennadio, chescrisse in elogio di Marco efesio, ed a favore de’ greci, avràpiù ristretto il catalogo delle sue opere, ma serberà più illi-bata la fama della dottrina.* ma se dovremo a lui riferirecol Renaudot quanto sotto il nome di Gennadio si spaccia,compiangeremo un greco teologo, a cui il cuore sedusse lamente, e gli fece abbracciare una causa poco degna del suo
(a) De perp. consensu etc . Exerc. adv- Roi. Creygthonum, Diatr. de Georgiis .