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ussiti, i quali non mai si piegarono aH’adempimento d’alcu-na delle religiose loro promesse, e seguitando a turbare lachiesa colla predicazione di quelle dottrine, che avevanopromesso di sopprimere, schiamazzavano contro i cattolici,perchè eseguissero ciò che non poteva aver luogo che dopola soggezione ed ubbidienza degli ussiti. Il Canisio (a) faosservare varie altre malizie di que’ boemi, che pur tropposogliono essere comuni a molti acattolici in simili conferen-ze, mentiri ìmpudenter , calumniari audacter , larvarti ferre pieta-tìs, scripturas , et auctores falso et depravate citare , ambages ne -etere > et latebras quaerere » virn argumentandi fugere , vinci, etconvitici } et tamen victoriam ] ac tare ; come pure il volere chealtro non fosse il motivo d’essere perseguitati, e scomunicatiche il riprendere i vizj e i disordini degli ecclesiastici, comefaceva già lo stesso Us, di che venne rimproverato da An-drea Broda, e come vediamo, che fa in questa disputa ilRokizana. Ma noi, lasciando queste ed altre riflessioni a’ teo-logi ed agli storici ecclesiastici, osserviamo al nostro propo-sito , che molto maggior giustezza, precisione, e sodezza diargomenti può ritrovarsi ne’ discorsi del decano, e degli al-tri ecclesiastici di Praga nel 1465, che ne’sopraccitati teolo-gi del concilio di Basilea nel 1433, e che il buongusto del-la teologia faceva veri progressi. Alle dispute tenute per mo-tivo degli ussiti se ne deono aggiungere alcune altre, cheeccitavano, sempre più gli studj de’ teologi. Alcune dottrineerronee di Giovanni Petit, di Matteo Grabon, e dell’agosti-niano Agostino di Roma obbligavano i dotti cardinali d’Ail-ly e Torrecremata, il Gersone, ed altri dottori ad esamina-re le differenti materie, su cui quelle versavano, e a confu-tarle con sodezza di dottrina, e forza di convinzione. Le fa-
fa) Ibid. in Notis.