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tano comunemente a 1 sensi allegorici o morali. Qual mara-viglia dunque, che Origene con tanti e tali esempj s’abban-donasse un pòco troppo alle allegoriche spiegazioni, a cuialtronde lo portava già il suo ingegno? Ma se egli talvoltaha ecceduto nel ricercare allegoriche sottigliezze, ha avuto so-vente il merito di ritrovarne molte verissime, e d’aprire a’teologi un campo da confermare con nuovi passi della scrit-tura la verità della nostra fede, ed è ad ogni modo sì nelsenso allegorico che nel letterale l’esemplare e il maestro de’sagri comentatori. Noi vediamo ne’ discepoli d’Origene segui-tato lo spirito del maestro, e lo zelo di comentare le scrit-ture ; e di san Gregorio neocesariense suo scolare e panegiri-sta abbiamo una parafrasi, che è una sposizione e breve co-ntento dell’ecclesiaste , che stende e rischiara le sentenzeespresse in quel libra. Altri comenti scritturali si citano diPierio, di Parafilo, di Metodio, e d’altri antichi, che or piùnon esistono. D’altro merito, e d’altra finezza di critica eEusebio, d’erudizione sono le opere esegetiche del dotto Eusebio cssa-riense, il quale ovunque metteva le dotte sue mani lascia-va l’impronta del genio e d’un’originale fecondità. La descri-zione della terra-santa, e del tempio di Gerusalemme, e laspiegazione de’ nomi, che gli ebrei davano a’ differenti pae-si, diversi da quelli che adoperano gli altri scrittori, sonoopere, che quanto provano la vastità delle moltiplici cogni-zioni d’Eusebio, altrettanto giovano per la retta intelligenzadelle scritture. Opera utilissima, e di molta dottrina, e digrand’ajuto per ben comprendere, e sostenere la verità de’Vangeli era la sua concordia degli evangelj , della quale nonci restano che pochi frammenti, come comodi pur riesconoi suoi canoni per l’accordo degli evangelisti. Ma ciò che piùpropriamente forma il suo merito nell’esegetica sono i co-