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dò che può eziandio provare, che nè men in altri codicigreci avesse egli veduti i canoni sardicensi. Ma la diversità Diversità
* i i . . . # dei codici
di tali codici non solo a tempi di Dionisio, ma eziandio fin s ieci>dal concilio calcedonense, come osservano il Berardi (a) e iBallerini (6), era tale, che il Berardi crede, che ciascunachiesa, o ciascun vescovo avesse il suo, e che anche dellostesso codice vi fosse differenza negli esemplari diversi, e ri-flette, che il concilio calcedonense lungi di riconoscere unsolo codice si lamentò della corruzione di molti (c ). Nondovrà dunque far maraviglia, che in tanta diversità di co-dici si ritrovassero in alcuni i canoni sardicensi, e non inquelli veduti da Dionisio ; e molto meno potrà imputarsi apolitica adulazione di Dionisio Paverli poi nondimeno inseritinella sua collezione, mentre sapevasi, ch’erano ricevuti da’greci e da’ latini. Questa diversità de’ codici, e degli esem-plari delio stesso codice avrà prodotta la soppressione d’al-cuni canoni del concilio costantinopolitano in alcuni codi- Numero dei
canoni co-
ci, o l’aggiunta in altri. Certo non si può dire che stol-ta temerità d’alcuni protestanti (d) il voler incolpare Dioni-sio di tale omissione, quando già prima di lui erano statiugualmente omessi nell’antica traduzione, e mentre vediamoche il canone terzo su la chiesa costantinopolitana, al quales’opposero i legati del papa nel concilio calcedonense, si ri-porta pienamente, benché unito al secondo, tanto nell’anticatraduzione che nella dionisiana. Tanto più che, come osser-vano i Ballerini ( e ), i canoni costantinopolitani non eranoricevuti da’ romani, anzi neppure lo stesso concilio venneper molto tempo da’ greci medesimi riputato fra gli ecume-nici. Onde più facilmente vi si sarà introdotta qualche di-
(a) De variis sac. can. collect■ ante Ctatianani observ. il. (b) Loc. c. cap. vi.(a) Ibid. (b)Budd. hag. hht. theol. lìb.post, cap.v. (c) L. c. par. il, c. I, § il*
Tomo FI.
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