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quello ci sono giunte. L’unico monumento dunque, che cipossa dare una giusta idea dell’antico codice de’ .greci, è laprefazione di Dionisio Esiguo alla sua collezione canonica,nella quale vediamo, che detto codice non conteneva che icanoni niceni, ancirani, neocesariensi, gangrensi, antiocheni,laodiceni, e costantinopolitani, e che questi erano continua-tamente numerati in una sola serie di numeri, non divisicon diversa numerazione pe’ canoni di ciascun concilio, cioèche per esempio il primo canone del concilio ancirano dopoi venti del niceno non veniva numerato 1, ma xxl, e cosìdegli altri j e infatti in questa guisa li vediamo citati nel con-cilio calcedonense. Due questioni nondimeno si possono ecci-cHcensi'non su tale codice; una è, se i canoni sardicensi venisseropri^codue esso riportati, e l’altra se nel medesimo i Costantinopoli-
greco •
tani fossero sette, come si vedono nel codice pubblicato dalGiustello col titolo di codice delia chiesa universale , ovverotre o quattro, essendo il secondo ed il terzo uniti in uno,come sono stati tradotti da Dionisio. Che i canoni sardicen-si fossero a que’ tempi conosciuti ed abbracciati da’ greci,- lo negano il Giustello, ed altri moderni; ma l’asserisconocon asseveranza, e lo dimostrano i Ballerini, ed anzi prova-no con moltissime confetture, che fossero in alcuni codicigreci inseriti (a) . Non sembra però-, che nel codice preso peresemplare da Dionisio tali canoni si trovassero. Perchè seb-bene è vero, ch’egli non aveva bisogno di tradurli dal gre-co come gli altri, avendoli già in latino, gli avrebbe non-dimeno al loro luogo inseriti, e gli avrebbe sposti sotto lamedesima numerazione , nè avrebbe detto di ridursi il nume-ro de’ canoni a cento sessantacinque secondo la greca autorità;
(a) Loc. c. par. I, cap. vi; par. il, c. I, §. al.
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