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sca versione. Ma oltre dì questa ve n’era un’altra anche piùantica, della quale parlano il Marca (a), e molt’altri, laquale, come fu adoperata nella Spagna, e abbracciata poidal famoso Isidoro Mercatore, venne perciò detta fiispanica od Versioneisi.isidoriana. Noi più non abbiamo codici originali di tali ver- p"* 63 *sioni, nè piu ci sono note che per posteriori collezioni, chen’hanno fatto uso. Per quanto voglia il Giustello vantarel’antica sincerità del suo codice, il Berardi (b) ne mostra ta-li sconcezze nella traduzione, e guasto e disordine in tutto,e il Baluzio anche mala fede negli editori (c), che non puòfondarsi su quello una giusta idea dell’antica versione. I Bal-lerini avendo veduto, che il codice Lucano colbertino ripor-ta i canoni niceni, ancirani, neocesariensi, e gangrensi se-condo la versione isidoriana, e prende gli altri dalla prisca,vogliono congetturare, che a que’ soli s’estendesse l’isidoria-na (d) . Ma i canoni posteriori si vedono in tant’altri codicidi versione isidoriana senza mendicarsi dalla prisca, che nondèe avere gran forza la congettura presa dall’arbitrio d’uncompilatore. I medesimi Ballerini osservando, che il codicedella prisca versione del Giustello, ed alcuni altri non pre-sentano i canoni laodiceni, vogliono, che questi non sienostati compresi nella prisca versione (e). Non vedo perchè ta-li canoni dovessero venire negletti in quella versione, men-tre si trovano ben accolti nell’isidorìana più antica , e nellapiù moderna dionisiana -, nè scorgesi nelle greche collezioni al-cuna differenza nell’accettazione di questi agli altri canoni inesse raccolti. Soffrirono bensì gli antiocheni, anzi che i laodi-ceni, qualch’eccezione non solo da’ latini, ma dagli stessi gre-ci, e i costantinopolitani furono positivamente rigettati da
(a) De vet. cari, collect. c ili. ' (b) L. c. observ. iv, n. vi.
(c) Praef. ad opusc. P. de Marca. (d; L. c. p. il, c. il. (e) Ibid. §. ni.
Torno VI. h h h h