Band 
Tomo sesto & settimo.
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610
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Collezionedionisiana •

6 io

san Gregorio ( a)- 7 eppur nondimeno tutti questi furono rice-vuti nella prisca collezione. Perchè dunque escludersi i lao-diceni? Oltre queste due versioni ne saranno forse state dell’altre, di cui il Quesnello (6), ed i Ballerini ne vanno qua elà rintracciando qualche vestigio (c ). Ma troppo sono incer-ti i piccioli segni trattine da alcuni codici per poterne dedur-re una differente versione ; e ancor quando ci venisse assaichiaramente indicata la realtà di tale differenza, pochissimilumi aver potremmo della medesima.

Quella che ci è ben nota, e che più di tutte dèe interes-sare la nostra attenzione, è la celebre versione del monacoDionisio Esiguo, la prima e l’unica d’autore certo, e di cuiabbiamo indubitabili documenti. Dionisio monaco scita ver-sato ne’ sacri studj, e dotto nelle due lingue latina e greca,dimorante in Roma al principio del sesto secolo, fu pregatoda un certo Lorenzo suo confratello di tradurre dal grecola raccolta de’ canoni, trovandosi troppo spiacevole la con-fusione dell’antica versione. Ne intraprese egli dunque unanuova e più lavorata, ^arricchì di nuovi monumenti, edunendovi altri canoni formò una canonica collezione, la piùricca e la più stimabile, che si fosse veduta nella chiesa.Tradusse prima i canoni apostolici, quantunque non ricevutida tutti, su cui però alcuni costituti pontifica erano appog-giati 5 canoni non ancor tradotti da alcuno, che l’autore del-la versione isidoriana espressamente dice di non aver volutotradurre, e de’ quali nella prisca neppur si fa morto. E co-me questi non erano compresi nel codice greco, li ripose nelsuo con separata numerazione j e benché altri ne riportasserosessanta, altri settanta, altri ottantacinque, e ancor più, egli

(a) Ep. xxxiv, lib. vii. (b) Diss.ul. (c) Observ. il in diss. ni Quesnelli, al.