Band 
Tomo sesto & settimo.
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bri divisa abbracciò ogni ramo della materia canonica, e ca-noni de’ concilj, e decretali de’ papi vere e false, e senten-ze de’ santi padri, e regole de’ penitenziali su ciascuno d’es-si largamente profuse. Il Baluzio vuole dare la gloria diquest’opera a un monaco Olberto, poscia abate gemblacense,il quale non fu che maestro e coadiutore nel lavoro dell’au-tore, malamente dicendosi in un libro De gestis abbatum gem-blacensium, che la compose Burcardo chetante, et ma.gistran.teOlberto , quando gli altri dicono collaborante magistro suo Ol-berto. L’eruditissimo abate Mehus, che una copiosa nota miha favorito delle collezioni inedite de’ canoni della chiesaoccidentale, da lui formata nel lungo corso de’ diligenti suoistudj, che per la strettezza del volume non posso con miospiacere presentare qui nella sua estensione, vuole col testi-1 —'monio di Giovanni Moiineo, che l’opera, che abbiamo inventi libri, sia solo un epitome, non il decreto stesso di Bur-cardo assai più copioso , benché in soli dodici libri disteso,Veduto dallo stesso Moiineo, che lo voleva stampare. E diquesto sentimento può sembrare anche il Baluzio; poiché par-lando di certe citazioni del decreto di Burcardo fatte dalloStevarzìo, dice potersi da esse desumere, che questi avesseadoperato un codice più copioso degli usati da altri, e de’venuti alla pubblica luce. Ma i Ballerini dimostrano sì chia-ramente non esservi stato altro decreto di Burcardo che lostampato, che d’uopo è credere qualeh’ecjuivoco nel Moii-neo, e che prendesse per opera di Burcardo qualch’altra si-mile, ch’essi passano a congetturare potesse essere alcun esem-plare dell’or mentovato codice modenese (a) . D’un altra rac-Baiderico colta di Balderico vescovo di Liegi di quel medesimo tempo

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(a) L. c. par. iv, c. xil.