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Tomo sesto & settimo.
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no tali il libro su le picciole date della collazione de’ bene-fìzi in Roma, la consulta sul vescovado d’Amiens, dove trat-ta del diritto de’ laici nell’elezioni de’ vescovi, dell’incom-patibiiità d’un’abazia con un vescovato, e d’altri punti ca-nonici i il consiglio su l’accettazione in Francia del conciliodi Trento, e l’altre sue opere canoniche, che mostrano unautore quanto mal disposto contro la dottrina di Roma, al-trettanto pratico del diritto canonico e dell’ecclesiastica disci-plina? E questi stesso in mezzo a cause si alte e sì erudititrattati non ha sdegnato di fare comentarj ad alcune regoledella cancellarla, di stender note ai trattato del Selva su’benefizj ed a’ libri del Decio sul diritto canonico, e d’occu-parsi in annotazioni ed osservazioni ad uso della scuola edel foro. La troppa libertà contra le cose romane del Moli-neo eccitò lo zelo del Pineau e del Pinson a castigarla collelor note, e con esse apportarono nuovi lumi al diritto cano-nico. Troppo libero sembrerà a molti in alcuni punti il Dua-reno-, ma i suoi libri su’ sacri ministerj della chiesa e su’ be-nefizi gli meriteranno da tutti la lode d’erudito ed elegantegiurisconsulto. Molta e varia erudizione mostra lo Spenceonel suo trattato de’ matrimoni clandestini e ne’ libri dellacontinenza. Quanti bei lumi di dottrina canonica non ci co-munica Boezio Epo ne’ libri del Diruto sacro } e in qpe’ dell’Eroiche ed ecclesiastiche questioni? E lasciandone altri moltissi-mi , che dottamente in materie gravissime impiegarono lascienza canonica, quale piena non profuse d’ecclesiastica eru-dizione il celebre Pietro de Marca nella grand’opera dellaConcordia del sacerdozio e deWimpero , la quale, quantunque inalcuni punti di dottrina da molti non senza ragione impugnata,è stata da tutti rispettata e stimata pe’ molti lumi d’antichitàsacra, d’ecclesiastica disciplina, e di dottrina canonica, e ciò

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Spenceo.

Pietro deMarca.