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sa può appartenere. E veramente se il Racine avesse saputoraffrenare la sua parzialità, nè avesse tanfo secondata la pre-venzione, o anche l’odio contro la chiesa romana, ed aves-se lasciato pe’ fatti più interessanti buona parte delle pagine,che dà alla sua passione, per inserirvi lungamente piccioli fat-ti, da lui facilmente abbracciati perchè contrarj a Roma ea’ gesuiti, o favorevoli al partito de’ giansenisti, avrebbeegli colla succosa sua brevità e colle grazie dello stile qua-si ereditarie nel Racine, potuto meritarsi, benché mero ab-breviatore, non ignobile posto nella biblioteca degli storiciecclesiastici.
Non cedono forse i protestanti a’ cattolici nella copia dicompendj, d’istituzioni, e di libri elementari di storia eccle-siastica, ma non si sono presa gran premura di distendereampiamente storie ecclesiastiche. Infatti dopo i centuriatori,che, come abbiamo detto, non possono chiamarsi autori diuna storia ecclesiastica, il primo, che si conti fra’ loro sto-rici di qualch’estensione, fu l’Ottingero, che in nove tomi Ottingero.volle abbracciare tutti i secoli della chiesa fino al secolo de-cimosesto. Ma neppur questi ha data un’opera, che possapropriamente chiamarsi una storia ecclesiastica. Egli trattadeil’ebraismo, del gentilesimo, e del cristianesimo -, ma tuttele mire, tutta la premura, e tutto l’oggetto dell’opera nonè di far vedere la fondazione e la propagazione, i progressie le vicende della religione e della chiesa, ma di mettere inbuon aspetto e di fare trionfare la pretesa riforma. Ciò si favedere più chiaramente all’osservare la ristrettezza, con cuiha compresi in soli quattro volumi la storia di tutti i primiquindici secoli, e l’ampiezza, con cui ha voluto trattare quel-la del decimosesto, la quale sola occupa cinque tomi de’ no-ve, che formano tutt’il corpo della sua opera. Anzi diceTomo FI. bbbbb