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Commentari sopra la storia e le teorie dell'ottica del cavaliere Giambatista Venturi
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mento la sua maniera di esaminar la Natura hannotutte a tre insieme segnato con maggior esattezza iconfini, fra la porzion di dominio che 1 Occhio siacquista per facoltà innata sua propria, e quellaeh esso riceve per dono dirò quasi e suggerimentodel Tatto: Laopde in riguardando gli Obbietti ester-ni, sappiamo adesso con maggior precisione cosa siaciò che di essi apparisce a lOcchio preso da se solo,e lasciato alla semplice sua virtù naturale. Sembraoggi fuor d ogni dubbio , che 1 Occhio per se solonon vede altro, fuorché un semplice Disegno coloratodegli obbietti, simile a quello che i Pittori formanoe colorano sulle loro tele, e simile allo spettacolodelle immagini che si veggono sul quadro della Ca-mera oscura. Rimarrebbe solo a decidersi, se la pit-tura apparente allOcchio, separato per quanto èpossibile da ogni influenza del Tatto, se una talepittura si presenti alla Vista in una superficie piana,e non anzi e piuttosto su d una superficie sfericaconcava e concentrica all Occhio stesso. Ma qualun-que siasi la risoluzione di questo dubbio ; essa nonpuò recare notabile alterazione a quanto sarò perdire in progresso. E rimane pur sempre certo cher Occhio eia se solo non saprebbe dire con precisione,se il disegno superficiale colorato chei vede, sia moltoo poco da lui lontano o vicino, perchè la Lontananzao non cade in verun modo sotto il puro sentimentodella Vista, o vi cade soltanto duna maniera confusaaffatto ed indefinita; lo che vuol dire, che allOc-chio lasciato a se solo manca la conoscenza distintadella terza dimension geometrica, della Profondità .