58 LIBRO PRIMO.
ciano, il travaglio andrà punito coll’indigenza, mentre
che doveva esser premiato colla ricchezza.
Ma che cosa è mai la ricchezza , quest’ idoloricercato da tutti, ordinariamente posseduto da pochi,e non mai goduto da veruno? È la somma de’beniche si posseggono , i quali possono servire o allasoddisfazione de’nostri bisogni, o a renderci più gratii nostri piaceri. Adunque ciò che manca di questicaratteri non forma parte della nostra ricchezza : talisarebbero i brani di un sudicio mantello, o i sassidi una deserta campagna. L’ aria, 1’ acqua , la lucenon soddisfano i nostri bisogni, e non sono perciòaltrettante ricchezze? Senza dubbio, risponde G. B.Say; ma poiché la natura le offre a tutti spontanea-mente, e sono inesauribili, queste, che posson chia-marsi ricchezze naturali, non sono l’oggetto dell’in-dustria umana , e non hanno perciò valore alcuno.Però, con quel rispetto dovuto all’ economista francese,noi ci permettiamo di riflettere, che, ad onta di questaprodigalità della natura, i suoi doni universali, se nonsono come produzioni oggetto dell’industria, possonodivenir tali per F uso , ed acquistano allora un va-lore che non avevano. Saper profittare del secco edell’ umido , del caldo e del freddo , dell’ oscurità edella luce, sia per dar nascimento a nuovi prodotti,sia per conservare quelli che altrimenti furono otte-nuti, importa crear valori o aumentare i valori digià creati ; e non è questo il frutto del talento in-dustrioso? Non si può certamente esporre in venditala luce, perchè tutti la ricevono gratuitamente quando