CAPITOLO QUINTO. Il3
nerale dell’ Economia, esso vi va in certa guisa su-bordinato ( 1 ).
Quando questo giuoco non è una malattia epide-mica , cbe toglie alle menti ogni barlume, io credo chebasti far conoscere la sicurezza in cui 1’ uno de’ duegiuocatori si trova di perdere, per mettere in guardiacontro il suo azzardo chiunque abbia fior di buon senso.
Soprattutto è da notarsi che questo giuoco s’intro-duce e si diffonde quando il sistema generale dell’in-dustria non offre risorte a coloro che hanno pochicapitali o che non posseggono il talento di farli valere.Questa è una pruova che il disordine nasce dal senostesso dell’ ordine , o imperfetto o mal concepito, otale da non poter essere di un sostegno e di unarisorta generale.
(i) Gli allarmi, le menzogne, le carte apocrife insomma tutti i mezzidie sogliono adoperarsi per produrre gli alti o i bassi improvvisi, possonodivenire inutili, inefficaci, quando il Governo accorre alla Borsa in sostegnodella verità. Due cose si riclrieggouo perciò, la prima che il Governo onon venga giammai a mercanteggiare nella Borsa, o vi si presenti, nellepersone di Agenti non conosciuti^ la seconda, che sia in immediata corri-spondenza colla Camera Sindicale , onde far conoscere per l’organo di essalo stato vero delle cose , e distruggere le illusioni che si fan sorgere daglispeculatori. In somma il Governo deve rinunciare a tutte le risorse dellaBorsa in qualità di speculatore aneli’ esso, e deve vegliare perchè gli arti-fidi della menzogna non vi esercitino veruna influenza.
Le speculazioni favorevoli che il Governo riuscisse a procurarsi, usandogli stessi mezzi degli speculatori, minerebbero nello stesso tempo il Creditopubblico , le fortune de’ possessori degli effetti, e la morale pubblica : conrisorse passeggiere si preparerebbero danni immensi per 1’ avvenire. Noicrediamo che la sola condotta regolare, e l’influenza benefica del Governobasterebbero a prevenire quasi tutti i disordini della Borsa .
i5