CAPITOLO SESTO.
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D’altronde , più il Commercio è vivo e florido ,più ha bisogno di oggetti per venderli, e maggior nu-mero di navi vi vogliono per portarli allo straniero.Di là un grandissimo spaccio, maggior guadagno, eduna certezza di non mancarne giammai.
Gli uomini impiegati al travaglio delle manifat-ture, alla navigazione pd alle arti che ne dipendono,consumano di più , per quanto sono meglio pagati etravagliano con maggior energia ; quindi , in vece diessere male alloggiati e mal vestiti, e di non mangiareche cattivo pane e in piccola quantità , essi avrannocase comode , vestiranno meglio, e forniti di mezzi ,mangeranno del pane e della carne , e berranno delvino. Tutto ciò ridonderà a gran vantaggio del Com-mercio, delle Manifatture e dell’ Agricoltura : al profittodel commercio e delle manifatture, per un incrementoconsiderevole nel consumo delle stoffe , delle tele ,de’ cuoi ec. : al profitto dell’ agricoltura , per 1’ inco-raggiamento immenso che uno spaccio più esteso ope-rerà sulla coltura delle terre, delle vigne, e sull’ edu-cazione del bestiame.
Un Commercio molto animato accelera necessaria-mente la sua circolazione; tale e tanta n’è l’attività,che lo stesso numerario circolante, il quale in un paesesenza commercio farebbe nell’ anno appena tre rivolu-zioni, ne farà dieci, e forse di più, in un paese moltocommerciante.
Da questo principio risulta che tra due nazioni,le quali avessero un numerario eguale nella circola-zione , e il di cui denaro presso quella senza commercio