CAPITOLO SETTIMO. 1^7
J’arte di costruire i navigli, era una follia 1’ abban-donarsi ai flutti impetuosi dell’Oceano.
Ma dopo il passaggio del Capo di Buona Spe-ranza e la scoperta delle Indie, quelle regioni lontanehanno aperto una nuova e più comoda comunicazioneco’ varii paesi di Europa, e quel commercio che sifaceva per vasti deserti è scomparso per sempre. Pai-mira non offre più ai curiosi indagatori delle antichegrandezze che ammassi confusi di rovine, una terraselvaggia, ed un paese deserto. Il commercio ricreatodal suo recente spedito cammino, sarà per semprespaventato dì quelle solitudini, e Paimira non risor-gerà mai più ( 1 ). <
Lo stesso non è di altri paesi che pur furono grandi,e che or si giacciono in avvilimento, come la Spagna,il Portogallo, la Sicilia, ec. Fatti sparire i vizii del-l’Amministrazione che impercettibilmente vi si sono in-trodotti, questi Stati possono riacquistare, colPanticoloro splendore, tutta l’opulenza eia grandezza primiera.
(1) Palmira, Città dell’ Asia nell’ Arabia deserta, oggi annessa allaSiria j fabbricala, a quel cbe si pretende, da Salomone , e divenuta inseguito Capitale di uno Stato celebre per la potenza di Odenate e per ilcoraggio di Zenobia sua moglie, oggi non offre che un mucchio confusodi superbe rovine.
Le sue ricchezze nacquero dalla sua posizione., la quale rendcvala unpunto di comunicazione tra l’Asia e l’Europa, l’Eufrate e il Mediterraneo.Le ricchezze di Paimira ebbero la sorgente stessa di quelle di Tiro diAlessandria, di Venezia ec., cioè la concentrazione del commercio d’Oc-cidente e d’ Oriente. Una Città quasi senza territorio, privata del commerciodoveva cessare di esistere. Presa da’Romani, e spogliata de’suoi capitaligli abitanti non ebbero altro espediente che quello dì abbandonarla.
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