CAPITOLO PRIMO, §. V. l8l
§. V. Del Gre dito Pubblico .
Il Credito, secondo il senso che ho dato a questaparola, è P arte di aggiungere alla sua fortuna realeuna fortuna artificiale , che col tempo finisce conrealizzarsi . '
Questa definizione, si dice, non è applicabile alCredito pubblico. Uno Stato non è simile a quel ne-goziante che , intraprendendo un commercio , finiscecol raddoppiare il suo capitale. Uno Stato non fa com-mercio , non può far valere il denaro ad un interessemaggiore di quello che ne paga ; un prestito d’altrondenon può aumentare le sue rendite , e molto meno ilsuo capitale, perchè non ha capitale. Uno Stato infinenon prende a prestito che per spendere ; esso è dunquepiuttosto nel caso di un padre di famiglia, che di unnegoziante, ed i prestiti gli sono funesti, come lo sonoai padre dì famiglia, perchè aumentano i suoi pesi.
Questo è il ragionamento più naturale òhe fanno,ed il più forte che possano fare gli avversarli del si-stema del Credito pubblico ; io 1’ ho presentato contutta la buona fede , e non ho curato d’ indebolirlo.
Ma in qual posizione ho io supposto il padre difamiglia ? Ho supposto che. la sua rendita bastasselargamente alle sue spese , o piuttosto eh’ egli avesseregolato le sue spese sulla sua Rendita.
Uno Stato deve parimente stabilire una giustabilancia tra le sue rendite e le sue spese , ma per itempi ordinarii solamente. ' -