CAPITOLO PRIMO, §. V. l85
beni rurali che sieno meglio situati fra lo mani delloStato che fra quelle de’ particolari, poiché non è dessopremurato come costoro, di abbatterne sovente glialberi e goderne; ma piuttosto lia l’interesse di farlicrescere per la marina.
Lo Stato adunque non deve mai vendere questedue proprietà, che anzi esso ha il più. grande interessea conservarle; non gli restano quindi che gli altri duespedienti , di ricorrere cioè al carico di una nuovaimposizione, o di contrarre un debito con un prestito.
Ecco dunque una quistione importantissima: Saràpiù vantaggioso ad uno Stalo , in caso di bisogno ,ricorrere ad una imposizione } o pure prendere aprestito ?
La quistione, sotto quel senso che abbiamo indi-cato , e come appunto è .stata ripetuta da’pubblicistie dagli uomini di Stato, non è stata ben proposta. Infatti, la bilancia potrebbe pendere ora prò ora central’imposizione, secondo che questa si paragonerebbe conun prestito più o meno felicemente combinato. Io lariprenderò, per darne la più incontrastabile soluzione,quando avrò esaminato i diversi modi d’ improntaredi cui gli Stati hanno fatto, o possono far uso.
Intanto qui conchiuderò con Crauford ( 1 ) a cheil Credito pubblico si può considerare come una parteessenziale della forza politica di una nazione : esso èla misura della confidenza che i particolari mettononelle ricchezze e nelle risorte di uno Stato. «
(1) Seet. li.