LIBE .0 SECONDO.
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a pubblica utilità. Quell’ Economista circoscrive lefacoltà Economiche di una nazione in un perimetrolimitato, io le considero come animate da un attivitàindefinita, le di cui funzioni non si limitano all’usode’ proprii capitali , ma si estendono anche all’ usode’capitali altrui. Parmi vedere da una parte P indo-lenza o un industria languente, e dall’ altra una vi-vissima attività, un’ industria vigorosa e senza limiti.Simondi de Simonde impiega tutto il Capitolo Vilidel Libro V per dimostrare che il Credito non creale ricchezze di cui dispone. Egli ricorre, per sostenerequesta opinione, alle vane operazioni delle Banche jnoi dunque riprenderemo questo argomento per se-guirlo fil filo nelle sue idee, quando avremo stabilitola teoria delle Banche, ed avremo fatto conoscereP immensa ed incontrastabile di loro utilità (1). Alloraci sarà facile di scoprire i paralogismi di questo scrit-tore , e l’insussistenza delle sue dottrine.
.Per ora ci limitiamo a riflettere che il Credito,secondo il de Simonde , non essendo altro che unapura facoltà, la possibilità o l’attitudine a contrarredebiti, non ha nulla di comune colle Banche, le quali,come vedremo, sono stabilimenti che fanno valereil Credito per produrre una circolazione rapida, per
(1) TJna Banca di Sconto, di Cambio, di Circolazione, sta ad unGoverno, come sta la Cassa per pagare, e ricevere ad un Negoziante-Banchiere. Un Banchiere che non avesse un movimento attivo nella suaCassa sarebbe un meschino Banchiere; ed avrebbe un Credito proporzionato,abbcnchè ricchissimo in valori immobili.