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Volume primo.
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187
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CAPITOLO PRIMO, §. VI. 187

abberrazioni, per non aver distinto il Credito in astrattodal Credito in concreto , il Credito volgare dal Creditomercantile , la facoltà di contrarre debiti dalla facoltàdi renderli sorgenti di ricchezze : quella è un titolo,per dir così, un privilegio ; ma questa è un’ arte ,un’ industria, una nuova maniera di crear le ricchezze.E tanto più inclino a creder ciò, da che veggo che ilSay considera come la posizione più favorevole diun popolo relativamente al Credito pubblico , il tro-varsi esso sempre nello stato di ricevere de’ prestiti ,senza però farli giammai.

Il prestito suppone un bisogno, e dove non vi èbisogno, l’idea di prestito non ha luogo. Il goder ditutta la fiducia è una condizione fondamentale perchèsi abbia un prestito, ma chi si limita al solo possessodella fiducia, è come se nulla possedesse riguardo alCredito in azione.

In vece di seguire la dottrina del Say , direipiuttosto che lo stato più favorevole di una nazione,rapporto al Credito pubblico, è quello di accrescere icapitali proprii coi capitali altrui , per renderli pro-duttivi e moltiplicare per mezzo di essi le sue ren-dite e i suoi godimenti.

Lo stato in cui il Say suppone un popolo è bendiverso da quello nel quale lo suppongo io. Egli im-magina che questp popolo abbia quanto basta a sod-disfare tutti i suoi bisogni, e che possegga tutti ititoli per contrarre facilmente un debito, quantunquenon ne usi giammai ; ed io mi rappresento lo stessopopolo nell’atto di contrarre il debito per farlo valere