CAPITOLO TERZO, §. VI. 28 1
Che un’ imposizione sia forzata, nulla è più giusto.Stabilita dal potere legittimo, bisogna pagarla, e chivi si ricusa dev’esserci costretto.
Ma il prestito, l’atto più libero, più volontario,che suppone da una parte la buona fede e dall’altrala confidenza, renderlo forzato è una derisione inutilee crudele.
Quando uno Stato ha ricorso ad un mezzo cosìviolento , è segno certo d’ essersi ridotto alle ultimeestremità, e per conseguenza non ha la volontà, enon avrà mai il potere di restituire. Allora sarà megliodi prendere francamente, che di fare un prestito.
Particela, più conosciuto sotto il nome di Emery,chiamato al Ministero delle Finanze in Francia dalCardinal Mazzarini , inventò nel 1644 questo modod’improntare. Due esempii di prestiti forzosi, nè per-cepiti in totalità nè rimborsati, si trovano, 1 uno nel179.4 sotto il Regno del terrore o di Robespierre ,l’altro nel 1796 sotto il Regno dell’assurdo o delDirettorio esecutivo.
Bisogna mettere nella classe degl’ impronti forzosila creazione di rendite che si dividono tra una classed’individui i quali sono obbligati a farne l’acquisto.Desmaretz nel 1710, e l’Abate Terray nel 1771 nediedero degli esempii.
L’ autore di un progetto di Finanza proponevain Francia, non è guari, di creare delle rendite, edi obbligare tutti i funzionarli ed impiegati a com-prarle; questo non era che un prestito forzato.
Un progetto di crear delle cedole ipotecarie ,
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