212
LIBRO TERZO.
rebbe grandi c maravigliosi effetti. E riflettendo dipassaggio, ciò che altrove abbiam pure riflettuto (1),cioè che il tributo di questa imposizione sarebbemille volte restituito e da’risparmii che procurereb-bero le facili comunicazioni, e da’ vantaggi che si>otterrebbero dalle operazioni della Banca , passo aproporre una quistione, la quale essendo più inge-gnosa che solida, e seco portando un carattere diprudenza che contrasta colle apparenze dell’ azzardo,che risultano dall’ insieme del nostro piano , potrebbespingere alla più funesta illusiuzie. Eccola.
Quistione VI. a Se la Sicilia per non am-mortizzare il suo Debito deve sottomettersi ad unannuo tributo , non sarà egli più giovevole impiegarele somme che se ne traggono alla Costruzione delleStrade , senza esporsi al gravissimo peso degV inte-ressi ?
Risposta. Di già altrove (2) abbiamo evidente-mente dimostrato , che in affari di prestito pubblicola quantità degl’ interessi è una circostanza che deveriputarsi incalcolabile. Questa dottriua non solo èconfermata dalla condotta tenuta dai più. accorti fi-nanzieri (5), ma ben’anche dall’autorità di gravissimiEconomisti, et La ragione dell’interesse,dice Hennet (4),è una cosa indifferente in un impronto pubblico. »
(1) V. Cap. IV.» e VI,» del li.» LiJ>.(u) Lib. II.» , Cap. III.» , §. IX.»
( 3 ) V. Lib. II.» , Cap. IV »
(4.) Lib. II.» , Cap. 1 .»