LIBRO TERZO.
2 1.6
vicino il mio argomento soggiungerò che , oltre delrapporto tra il capitale proprio ed il capitale impron-tato , uopo è fare un rapporto tra la rapida e la lenta‘Costruzione delle Strade. Suppongo che le Stradecostruite in sei anni richieggano il sagrificio di unmilione di Once , e per esagerarne il peso dirò puredue milioni; laddovecchè, costruite in dodici anni siavrebbero pure le stesse Strade, e nel medesimo tempoil risparmio di queste somme ingenti. L’ idea èimponente a prima vista per la sua speciosità ; maun semplice calcolo elementare basterà a 'mostrarnetutta la frivolezza. Non trattasi di considerar le cosein senso diviso , soprattutto quando le quistioni sonodi «Economia, ma necessariamente in senso composto ,cioè simultaneo c collettivo. Se non fosse cosi, do-vrebbero rimproverarsi d’imprudenza, e dirò puredi sciaguratezza le grandi Compagnie , le quali albisogno contraggono il debito di enormi somme, siaper fondare nuovi Stabilimenti, sia per dar sostegnoe risorte agli antichi. Son dunque pazzi e forsennatiquegl’intraprendenti che, mancando di capitali proprii,si abbandonano a gigantesche operazioni d’Industriacoll’impiego de’capitali altrui? Adunque la quistionenon si riduce a guardar l’esito solo, i soli sagrificii,ma l’introito ancora e l’insieme de’ benelìcii. E inquanto al nostro oggetto, la quistione si limita ad unsemplice confronto tra il peso degl’interessi a pagarsiper avere in breve tempo coll’altrui capitale un’operapubblica, e i vantaggi che da questa risulterebbero.C’he importa che gl’interessi sieno dieci, sicno cento,