CAPITOLO SECONDO. 247
Le terre e le manifatture languiscono egualmente. »Io non so se altri non troverà, come me, inquesto passaggio più di declamazione che di ragio-namento. Se P autore avesse indicato un mezzo dasoddisfare ad una spesa forzosa senza imporne oimprontarne il montante, le sue osservazioni sarebberogiuste ; ma egli perde di vista che improntando nons’impongono che gl’ interessi, e qualche cosa di piùper P Ammortizzazione , e che se non si prende aprestito, allora bisogna imporre il capitale. Solamenteallora quest’ enorme incremento d’ imposizione faelevare il prezzo delle derrate , ed in conseguenzaquello dell’ Industria.
L’ Abate Raynal ha ragione intanto quandodistorna gli Stati dalla via rovinosa de’prestiti , maegli avrebbe dovuto aggiungere perpetui . E questoargomento non attaccherebbe in modo veruuo laricca via d d prestiti con uénimortizzazione.
Da qui a poco ritorneremo sopra quella classeeh’ egli chiama infingarda e sterile dei possessoridelle rendite. Per ora ci contenteremo di riflettereche chiudendo il Gran-Libro le anime timorate siassicurerebbero, il Credito si consoliderebbe, e P Am-mortizzazione , sicura e regolare, sarebbe come unpalladio per premunirsi in avvenire contra la forzarinascente ed imperiosa di nuovi bisogni. Se ciò sifacesse, i nuovi prestili si contrarrebbero a condizionisempre più vantaggiose, e nulla impedirebbe che siaprisse un nuovo Registro & Iscrizioni.
a L’impotenza, continua l’Abate Raynal , in cui