CAPITOLO SECONDO. 205
ne risultano. Un amministratore che vuole il benedel suo paese, nel contrarre un debito non consultail capriccio o lo spirito di dissipazione, ma o la forzadi un bisogno indispensabile, o il disegno di procurarenuove forze all’ Industria nazionale. Le condizionialle quali lo contrae sono sempre le più favorevolied il metodo col quale lo estingue , il meno pesante.In una parola, i debiti non si fanno che per il benepubblico, o per diminuire i mali che nascerebberosoddisfacendo altrimenti una necessità indispensabile;in luogo di attaccare i principii della riproduzione sirispettano anzi religiosamente, e si rianimano perquanto è possibile; le imposizioni non si aumentanosfrenatamente, ma per gradi insensibili ; e quando ilbuon sistema amministrativo moltiplica le risorte, siha cura o di scemarle o di farle interamente sparire.Non è la mania di aggiungere debito a debito, perdissipare e scialacquare in un lusso tanto più ingiuriosoper quanto maggiormente inasprisca la miseria pubblica;non è la cieca ruiìna di moltiplicare le imposizioni,e farle cadere sulle diverse rendite de’particolari comeper azzardo ; ma la provvidenza di non trovarsi inquesta necessità, o trovandovisi, di ricorrere a queimezzi che attaccano meno il travaglio e l’Industria ;non è infine lo spirito di sterile consumazione chenoi raccomandiamo agli amministratori ; ma in vecelo spirito di economia , e l’arte ingegnosa di far valerele ricchezze de’ particolari a benefìcio, non solo delGoverno , ma di tutti coloro che compongono lo Stato.Senza entrare in altre particolarità, su cui altroveror^ zi. 5^.
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