LIBRO TERZO.
292
che rinvigorito può moltiplicare le risorte e spargerel’abbondanza. Io non ripeterò le ragioni per le qualigli Economisti hanno raccomandato a’Governi di nonesser tenaci , perchè alla condotta eh’ essi tengononel fare i prestili si rapporta non solo la facilitàdi ottenerli col minor discapito possibile, ma quelCredito senza del quale non si riesce ad ammortizzarlivantaggiosamente.
Io non intendo con tutto ciò di far 1’ elogio dellaprodigalità e della dissipazione, o di sostenere che lerendite di uno Stato non debbano essere amministratecon tutto il rigor della parsimonia, ma di condannarele meschine supputazinni finanziere, che mal si com-petono all’aritmetica dell’alta Amministrazione, alladi cui dignità si legano intimamente il sistema delCredito , che il Finanziere non deve mai perderdi vista, istituendo i suoi calcoli e combinando lesue operazioni. Nel caso che abbiam per le mani,l’Economia di un Governo non devesi a confonderecoll’ Economia del piccolo proprietario , del piccolocommerciante : questa ha de’ limiti che poco sonlontani dalla città o dal borgo che si abita > e quellasi estende al di là de’ mari, al di là de’ monti, edi suoi confini si confondono con quei delle Nazionipili rimote , e concorrono a formare l’immenso edindefinito recinto del Credito universale. Non sapràvalutare le teorie che professiamo chiunque non èabituato a rappresentarsi le forze ed i giuochi della■macchina prodigiosa dell’ Economia del Globo ; essenon saranno però nè men vere, nè meno interessanti,