CAPITOLO TERZO.
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la conseguenza , che la teoria e la pratica debbonomarciare insieme e di concerto , e sostenendosi avicenda sono le sole ehe possono far giungere allameta con sicurezza, ed immancabilmente. Il teoricoè un uomo che cammina nel colmo del giorno perdirupi e precipizii ; il pratico marcia sopra un campopiano , illimitato e senza tracce, nel maggior buio dellanotte : P uno può facilmente cadere, l’altro facil-mente smarrirsi.
Presso di noi si ha un 1 idea meschina de’Com-mercianti , e forse non senza ragione, da tutti coloroche non hanno viaggiato ne’ paesi stranieri ; ma questotorto è Y opera dell’ ignoranza di chi lo fa , non di chilo riceve. Ne’ paesi oltramontani, gli uomini addettial Commercio non sono macchine da rulina , ma sonuomini pieni d’ingegno e di conoscenze , acquistate siacollo studio de’ grandi scrittori, sia viaggiando pressole più colte Nazioni, e studiandone i costumi , leabitudini, la politica , il Commercio, l’Economia,le risorte, le Finanze. In quei paesi e soppraitutto inInghilterra ed in Francia, la società de’Commerciantinon è composta di uomini oziosi e sfaccendati, o dicoloro che cercano con giuochi futili o conversazionifrivole ristorarsi la sera da’ travagli materiali delgiorno; ma di Filosofi, di Finanzieri, di Economisti,di Matematici, insomma di Letterati di ogni specie.
La seconda osservazione che farò è ricavata dallastoria delle Finanze.
Lord Chatcìm giudicò che per rilevare il Com-mercio inglese negli Stati del Gran Signore, bisognava
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