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[Volume primo e volume secondo.]
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■' ALBANI (Alessandro). Co-mecché il Winckelmann, il Mari-ni, il Morcelli, lo Strocchi, il Ci-cognara, ed altri chiarissimi scri-vessero le maraviglie del cardinaleAlessandro Albani: comecché inRoma, domicilio glorioso alle Ar-ti, rimangano per opera di lui mo-

1 munenti da illustrare un interosecolo ; ciò non per tanto il suo no-me fu appena ricordato nella Bio-grafia Universale, Noi siamo bencontenti di dare in questo primo

I articolo un qualche cenno che ’ltolga da un’ingrata dimenticanza.^ A’ 17 di ottobre nel 1692 na-| eque Alessandro in Urbino di O-I razio e di Maria Bernardina On-f dedei, genitori nobilissimi. Non aj cagione di vanità, come sogliono i; più, ma a conforto di virtù la fa-miglia Albani poteva ricordare alfanciullo 1 ’ origine dall’ Albania,quando Maometto II, invasa quel-la provincia, ne cacciava i legitti-mi dominatori: e due prodi guer-rieri nel secolo XV e nel XVI,, Giorgio ed Altobello, l’uno sot-j to le insegne di Roberto Mala-) testa di Rimino, e di Federicoi e Guidobaldo di Urbino ; F altro| sotto quelle di Guidobaldo II e1 di Francesco Maria II: poi nel1 secolo XVII un Orazio senatoref. di Roma, un Annibaie custode/. della Vaticana, un Giorgio e un1 Guido gloriosi nell’armi, e un Ma-latesta Legato di Urbano Vili al

re di Francia : ed altri nelle cosedelle lettere valentissimi. Ma tuttoquesto era un nulla se guardisi al-lo onor del triregno,che venne allacasa Albani in Giovanni France-sco, che fu Clemente XI. Per que-sto avvenimento la famiglia senvenne da Urbino a Roma: il nostroAlessandro, ch’era intorno agli ot-to anni, specchiandosi in quel do-mestico esempio, e negli altri purvivi e presenti, nè mai obbliandoi passati, presto si dimostrò di granmente e di gran cuore: dal p. Pau-lino delle Scuole Pie fu introdottoai fonti dell’eloquenza; da France-sco Gasparri a quelli della giuris-prudenza: ma dalla quiete degli stu-di balzò all’improvviso ne’perico-li della milizia. Giovine di 16 anniebbe il comando della cavallerialeggiera, quando non so quale dis-gusto fra l’imperatore Giuseppe Ie il pontefice fece, che i Tedeschiraccolti in Ferrara si stendesserosopra Comacchio. Quella tempesta(la Dio mercè) passò senza strepi-to. Alessandro nel dolce porto de-gli studi si ritrasse : ed era luogoda lui, non per giacersi nella mol-lezza, chè l’animo nato a grandi co-se noi comportava ; ma per operar-si nel cercare le riposte cose dellearti belle, nel far tesoro di antichi-tà , e nel giovare, non chiesto, iletterati e gli artisti : ai quali serisparmiata è la vergogna del di-mandare, il benefizio viene più