accetto e l’ingegno vieppiù operoso.Era al papa una consolazione ve-dere il nipote porgersi adorno ditali e tante virtù, e salire per es-se in bella fama : la quale stenden-dosi per l’Italia e fuori fu cagioneal Montfaucon (ch’era in pubbli-care le opere del Crisostomo) difarselo mecenate. Ma al ponteficeveggente più in là parve adoprar-lo in consigli e ambascerie: ed ec-co Alessandro in Bologna farsi in-contro al re di Danimarca FedericoIV: eccolo in pubblici uffizi: eccolooratore a Carlo VI per alfari distato: eccolo per tutto, e da tutti, disenno, di grazia, di eloquenza lo-dato. Era in Germania, quando ilpapa mancò, e poco appresso man-cava l’imperatore; ma di quellalegazione il premio a lui non man-cò: nel 1721 di 28 anni, nè purcompiti, per Innocenzo XIII fucardinale. Codesta dignità fu a luinuovo stimolo di ben meritare: equanto valesse nel reggere la cosapubblica,lo mostrò sondo Prefettodella Congregazione delle acque edella cappella pontificia, Protetto-re dell’ Impero e della Savoia, esino dal i ^56 ministro cesareopresso la S. Sede, e Bibliotecariodi s. Chiesa. Ma dove vinse se stes-so, non che gli altri, si fu nellecose delle Lettere e delle Arti: peramor delle quali si diede a cerca-re pur sotto terra monumenti diantichità: con quanto studio, sipuò argomentare da ciò, che sco-vertosi nell’Aventino l’Apollo dibronzo, appellato il Saurottono,sull’insigne modello di Prasitele,egli sei recò in braccio, e tennelocaramente fino alla via, e nel suococchio quasi in trionfo se lo por-tò. Bello esempio ai ricchi e poten-ti ! ai quali basta il volere, e intor-no ad essi prende anima e vitaogni muta reliquia dell’ antico sa-pere. Il cardinale Alessandro, sem-pre tenero della gloria delle Arti( che è gloria nostra ) ebbe presto
in casa tale e tanta copia di monu-menti, che la più non era in Ro-ma : e sola bastò a far bello il mu-seo Capitolino. Ebbe altresi lapidie medaglie: delle più grandi (chedicono medaglioni), tanto rare epreziose, n’ebbe sino a 5a8 egizie,greche, romane: Ridolfino Venu-ti di Cortona diedesi ad illustrarle.Di lapide ancora ebbe dovizia ,greche e latine, cristiane , paga-ne di molto pregio , a chiarire lequali si diedero i più dotti d’allo-ra : tra’ quali giova rammemorareFrancesco Bianchini di Verona .Di queste fece dono a ClementeXIIche nella luce del Campidoglio lecollocasse: il Pontefice, non nientenero delle lettere e delle arti, ot-tenne dal Cardinale per 72 milascudi quel tesoro di medaglie e distatue, e le prime nella Vaticana,le seconde ripose nel palazzo delCampidoglio. Ma di cercare edacquistare opere preziose di anti-chità il Cardinale mai non ristava:nè fu contento a richiamare in vitale maraviglie de’ trapassati, volleaccoppiandolo formarne una, chefosse specchio al suo secolo e agli av-venire. Nel che non è sola a notarequel desiderio della gloria, che ne-gli animi generosi è più potente ;ma un sottile accorgimento : e si fudi mostrare la fratellanza, che èdall’origine nelle arti gentili, edQnorandole innamorarne i più ri-trosi : di che ogni cortese gli sapràgrado e grazia in eterno : a me purduole di esser venuto tardi, di nonaverlo conosciuto ; ma sento sì ad-dentro nell’auimaibenifizi dilui,che a questo luogo le parole non mibastano. Parli per me quel padre«Ielle eleganze Dionigi Strocchiche nella lingua del Lazio dettaval’elogio del Cardinale, e nella no-stra lo ripeteva. 11 In questo mezzon adunque (egli dice) venne edili-» cando quella casa surburbana ,« che spirando ovunque il gusto« dell’ antica Atene esser doveva