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[Volume primo e volume secondo.]
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di Polosck, di Mochilow, di Mo-sca e di Witepsko sperimenta-rono ben presto lo zelo di Fran-cesco e de’ fratelli, i quali v’ inse-gnarono filosofia, matematica, va-rie lingue, e predicarono con fer-vore a’ cattolici la parola di Dio.Tanto grande ne colsero il fruttoche si potè a Witepsko, sui dise-gni del fratello Gaetano, vederein breve tempo eretto un sacrotempio cattolico. Francesco vennepresto a tanta perfezione dellelingue russa e polacca da comporreegli stesso una Gramatica di quel-le due favelle, unendovi per terzala italiana, col disegno che il no-stro idioma dolcissimo comincias-se a distendersi utilmente ne’gin-nasi di tutto l’impero; ed a questofine compose pure nell’idioma po-lacco una Commedia. Caterina ,ch’ebbe molto gradito un Poemet-to di lui fatto imprimere in Wil-na nella occasione in cui ella do-vea recarsi a Cherson per essereincoronata regina della Crimea,della Georgia e di altre province,palesossi riconoscente all’ Autoreper mezzo del principe Potemkin,e lo distinse con ispeziali e rag-guardevoli incumbenze utili allescuole ed a’ licei dell’ impero. Mamentre in benefizio della gioventùrussa spendea Francesco i suoi piùbei giorni virili, non senza tener-si sempre in grande sollecitudinedel proprio spirito e dell’ altruicristiana salute, assalito da febbreacuta, vide di corto battersi F ul-tima sua ora in Polock il dì 21 difebbraro 1788 nell’età di anni 58 .Di quest’ amico della religione edell’umano incivilimento restanoalle lettere italiane le opere se-guenti.

I. Gioseffo Flavio, delle Anti-chità de’Giudei ec. trad. da Fran-cesco Angiolini. Verona, EredeMoroni, 1779-1780 voi. l\ in 4-°; inRoma si fece nel 1792 una ristam-pa, e di nuovo poi in Milano, 1821

voi. 7 in 8.° nella Collana degliStorici Greci. Avevano gl’Italianiuna versione del secolo XV di A-nonimo, ed altre del secolo XVIfatte da Pietro Lauro, e da France-sco Balde Ili, ma tutte servili e cosìgrette da giacersene poi dimentica-te nella polvere delle Biblioteche.Nel nuovo volgarizzamento del-l’Àngiolini trovasi sì propriamen-te accoppiata ad un tempo la no-biltà e la eleganza non affettatadello stile con la fedeltà e la pro-prietà, da apparire l’opera origi-nalmente in italiano dettata. E poicorredata di succose note, qualipotevano bastare al rischiaramen-to delle oscurità che s’ incontranonel testo originale, e quali doveanoattendersi da uomo versatissimonella conoscenza delle lingue o-rientali.

II. Elettra, Edipo, Antigone,Tragedie di Sofocle, e il Ciclopedi Euripide, traduz. illustrata conNoteec., Roma, Salvìoni, 1782,Gr. - Ital. in 8.vo. Era riservatoa’giorni nostri l’avere traduttoridi Sofocle, che serbando lo spiritodel tragico originale, mostrasseroefficacia di locuzione ed un ver-seggiare splendido e robusto , ilche seppero ottenere con tantoplauso F’elice Bellotti e Massimi-liano Angelelli; tuttavia si meritala stima de’ letterati anche il la-voro dell’Angiolini, il quale s’èparticolarmente proposto di segui-re il variare di metro che fanno iGreci secondochè variano le cir-costanze e gli affetti, di manierache egli si propose di voler dareun taglio d’abito tutto alla foggiaitaliana, e che non solo le parolefossero tutte italiane, ma i sensieziandio, la sintassi, il giro de’pe-riodi, e la. maniera di esporre fos-se alla moda nostra (per quanC èpossibile) affatto conforme. L’au-tografo della versione dell’ Angio-lini si conserva nella Bibliotecadell’Università di Wilna.