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[Volume primo e volume secondo.]
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Gennaro Ravizza nelle NotizieBiografiche (Napoli, i 85 o, in 4.).

Lasciò de’manoscritti, tra i qua-li i.° la traduzione in versi del -l Antilucrezio: la qual fatica ba-sta a liberarlo dalla taccia dataglidal Bannon nel Iournal des Sa-vans, 1819. 2. 0 Poesie diverse. 3 .°Più volumi di lettere, motti, no-velle piacevoli, che godeva di scri-vere e recitare. 4 -° Epistolario co-pioso , che potrebbe servire allastoria del secolo, avendo egli te-nuto commercio vivissimo coi piùinsigni uomini, singolarmente diFrancia. 5 .° Trattato degli uominidi natura straordinaria e de’gigan-ti, che comincia c< se è conceduto5? ad un nano parlare de'giganti.»

il. ViCCOlINI.

GENNARO ( Giuseppe Aure-lio di), nacque in Napoli del1 701 da Orazio e da Cecilia Franco.Apparò lingua greca e latina da’gesuiti, e superò gli emoli per lafacilità di scrivere versi latini allospecchio de’ classici, di cui sapevaa memoria le belle cose : diedeopera alla filosofia, e non piacen-dogli quella delle scuole, l’attinsea fonti più pure : non trascurò lescienze direttrici di tutte le altre,le matematiche : si dilettò dellastoria, non che della geografia ecronologia, che sono i lumi iliquella. Frequentò l’Accademia delPortico della Staterà , dove mo-strò ne’ versi il suo valore. Ma peldiletto non lasciò l’ utile : però contutto 1’ animo si diede alla scienzadelle leggi studiando ne’ cemen-tatori, che vanno per la maggiore,e pieno di filosofia la lingua e ilpetto comparve nel Foro quasinuova meraviglia. Nel i^ 3 i pu-blicò la sua Respublica Iuriscon-sultorurn , dove pose in aperto ivizii ed errori de’ giureconsultiantichi e moderni, e richiamò glianimi alla via del dritto e dell’one-sto. Finge un’ isola in un ang-olo

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del Mediterraneo, dove convengo-no dopo morte i giureconsulti vi-vendo in un governo foggiato allaromana : la loro repubblica ha itre ordini, senatorio, equestre, ple-beo : senatori sono que’ che visse-ro da Sesto Papirio sino a Mode-stino ; cavalieri que’ , che dopoprofessarono il diritto a Roma, Co-stantinopoli, a Berito, e quanti do-po 1 ’ Alciato trattarono la scienzaal lume delle lettere ; popolo sonotutti que’ che guastarono o reserofrivola la scienza. L’autore appro-da nell’ isola, sendo consoli Bipia-no e Papiniano , Cuiacio pretore,Catone ed Irnerio censori, ServioSulpicio presidente al senato: ecoglie il destro di chiamare adesame i più celebri giureconsultie pagarli di lode o di biasimo se-condo il loro merito; così ottiene difarsi leggere con utile e con dilet-to. Federico Ottone Menkenio,professore in Lipsia, ebbe quel-1 ’ opera da Pietro Giannone, e fe-ccia ristampare nel i^ 33 : lodaron-la poi Muratori, Struvio, Einec-cio, FacciolatijLami, Gori, Maffei,Volpi, il card. Quirini, e lo stes-so Benedetto XIV (1). Di quel-1 ’ opera frammista di poesie lati-ne, e tra esse di un poema didat-tico di circa 1800 versi, una tra-duzione francese del Dinouart uscìa Parigi ( 1768, in 12. ), ma nonfedele, nè giudiziosa ; se non chemigliore è la versione del poemasulle leggi delle xii tavole, di Dro-not. Il di Gennaro publicò un trat-tato delle Viziose Maniere di di-fendere le cause nel Foro ( Na-poli, 1744? 4 ) ( 2 ): e due anni

innanzi avea publicati versi lati-ni , belli dell’ oro di Catullo. In

(1) Vedine fra le altre V edizionedel 1764 fatta da Già. Antonio Sergio .

(2) Quest’Opera, distesa con finis-simo discernimento, fu dedicala al papaBenedetto XIV, ed illustrata da lungaPrefazione, di Gìannantonio Sergio.

Nota dell Editor-5