gl’impedirono di consacrare buo-na parte del di alle scienze, allebelle lettere, di cui fu sempre sal-do amatore.
Vinto dall’amore della patria,che alle opere degne è potentissi-mo sprone, e che ne’petti gentiliè sempre vivissimo, rivolse la men-te a quello studio, cui i bisognidi lei lo chiamavano. L’agricoltu-ra è il primo bisogno del Friuli,All’ agricoltura il conte Asquiniprecipuamente intese. Per operasua fu istituita 1 ’ Accademia di A-gricoltura , Commercio , ed Artiin Udine, la quale gli dee concet-to, nascimento e decoro. Col vol-gere di pochi anni questo istitutovenne in tanto onore che fu di ec-citamento alle altre città colte delveneto governo per aprire consi-mili Accademie, le quali tornaro-no poi a tant’utile e lustro del-l’Italia.
Giaceva incolta nel Friuli la vi-te del Piccolit. Il conte Asquiniavvisò, che da una buona coltiva-zione di questa vite, la patria, ilcommercio avrebbono potuto ri-trarre sommi vantaggi. Fu perciòch’egli non perdonò nè a solleci-tudini, nè a pensieri per raggiu-gnere lo scopo, che si prefisse inmente. E non molto andò che sividero i colli di sua pertinenzain Fugagna tutti coperti di rigo-gliose viti di Piccolito, che offeri-rono ampia ricolta di dolcissimoliquore. Sia detto ad eterna lodedell’ industre cultore : questa sco-perta fu sorgente per tutti d’ in-finita ricchezza. Egli solo col pro-dotto delle sue viti in pochi annipotè mandare all’estero 119000bottiglie di questo vino prezioso,che per tutto fu servito alle men-se de’ grandi.
La coltivazione de’ bacchi da se-ta a quel tempo del pari neglettanel Friuli attirò i suoi riguardi.Protetto come fu dal Governo,cui non tralasciava di sottoporre
utili progetti, diresse ed accrebbequesta coltivazione adottando erendendo comuni i migliori siste-mi. Il gelso fu in poco d’ora benecoltivato per tutto.
Fu il primo che promosse lacoltivazione delle patate resa co-sì comune oggi in tutta Italia, eche le fu si proficua negli anni dicarestìa. Introdusse di poi e colti-vò la rubbia vegetabile, e una nuo-va specie di grano turco-asiatico.Scuoprì varie qualità di marneatte a fecondare la terra, a purga-re i fili, ed imbiancare le tele.
Frutto delle vaste sue cognizio-ni di storia naturale, e delle dili-genti sue osservazioni, fu la sco-perta della Torba insino allorasconosciuta non solo nel Friuli,ma ben anche in tutta la Italia.Egli la trovò ottima per tutti gliusi domestici, ottima per le arti,eh’ esigono il fuoco, ottima pei' lefornaci.
Non si ebbe appena notizia ditale scoperta, che i giornali lette-rari e scientifici ne parlarono adilungo , e riconobbero ed enco-miarono il conte Asquini qual pri-mo trovatore della Torba in Ita-lia. Le Accademie, le Società d’in-coraggiamento, lodarono a gara ilbenemerito filosofo, e riconobbe-ro la somma importanza della sco-perta. I letterati, i dotti, gli ama-tori di storia naturale in Italia neparlarono e ne scrissero ; e fraquesti Amoretti e Brocchi, For-tis ed Arduino, Pino e Vimercati,Henrion e Maironi, Mainardi eVenturini, Zucconi, Turra, Pi-lati e molti altri. Fortis ed Amo-retti vollero di persona conoscereil celebre conte, e visitare le sueTorbiere prima di accignersi ascrivere su tale materia. Il primodel nome di lui intitolò l’opera sua.
Conobbe a pena 1 ’ erba Santo-nico, elle alligna spontanea alleripe del mare (Artemisia caerule-scetis di. Linneo ) , eh’ entrò in